GdF: sequestrati 330 mila capi d’abbigliamento contraffatti

Ivano Maccani

200 finanzieri impegnati su tutto il territorio nazionale in oltre 70 perquisizioni, con il sequestro di 330.000 capi di abbigliamento con i marchi contraffatti delle più note griffe del settore e 69 persone indagate tra cui produttori e commercianti di nazionalità italiana, senegalese, marocchina, cinese e rumena.

Sono queste le cifre con cui si è conclusa un’operazione della Guardia di Finanza di Vicenza, avviata nel 2011 e condotta con l’ausilio dei più moderni mezzi d’indagine, che ha permesso di smantellare un cartello criminale operante in tutto il territorio nazionale in grado di realizzare un volume d’affari che gli investigatori del Corpo stimano in 6,5 mln. di euro l’anno.

Il blitz dei militari della Guardia di Finanza, da poco concluso, ha tra l’altro permesso di sequestrare un laboratorio industriale sito nel bergamasco e due automezzi con i quali i membri dell’associazione di contraffattori trasportavano decine di migliaia di pezzi la settimana, alimentando così un’ampia rete di mercati all’ingrosso e al dettaglio collocati in diverse regioni italiane.

Tra i capi d’abbigliamento riprodotti figurano pantaloni, giubbotti, camicie, costumi da bagno, scarpe, oltre ad accessori come borse, cinture e foulard; tutti contrassegnati con i marchi (falsi) delle case di moda più famose come Louis Vuitton, Burberry, Fendi, Gucci, Nike e Adidas.

Oltre ai flussi di merce falsa proveniente da Cina, Grecia e Turchia, i finanzieri sono riusciti a individuare dei veri e propri poli produttivi di prodotti contraffatti siti in Campania e in Lombardia.

In quest’ultima regione le Fiamme Gialle hanno scoperto, tra le provincie di Bergamo e Brescia, una rete criminale capeggiata da due napoletani specializzatisi nella produzione di fibbie, etichette, bottoni e altri particolari in metallo da destinare all’assemblaggio dei capi di vestiario contraffatti e all’accessoristica del settore.

Per quanto riguarda l’aspetto della commercializzazione dei capi contraffatti, la Guardia di Finanza vicentina ha anche individuato un vero e proprio “cartello”, completamente costituito da italiani e capeggiato da un soggetto di origini partenopee.

Quest’ultimo, residente nel basso vicentino, si approvvigionava della merce da grossi importatori e produttori partenopei ponendo poi in vendita tali prodotti nelle bancarelle e nei mercati rionali del Veneto, ingannando gli acquirenti che credevano di acquistare in outlet merce griffata.

Il volume degli incassi conseguiti dall’organizzazione, come detto sopra, superava abbondantemente i 6.000.000 di euro annui, peraltro in larga parte realizzato da soggetti economici completamente sconosciuti al Fisco e che da tali attività illegalità traevano la loro principale, se non unica, fonte di sostentamento.