GdF, Taranto: scoperta maxi truffa sui carburanti

Ernesto Bruno

Ben 132 persone, delle quali 73 in stato di arresto, denunciate all’Autorità Giudiziaria e 28 autocisterne, aventi un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, finite sotto sequestro perché utilizzate in attività illecite. Sono questi i numeri di un’importante operazione – battezzata con il nome di “Marenero” – condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Taranto nel settore della commercializzazione dei prodotti petroliferi.

L’operazione delle Fiamme Gialle tarantine aveva preso avvio da alcuni approfondimenti investigativi, risalenti al 2008, riguardante una particolare tipologia di carburante destinato alle navi, chiamato “gasolio bunker”, proveniente dalla raffineria E.N.I. di Taranto.

Il “gasolio bunker”, essendo destinato alle navi, è considerato come provvista di bordo e in virtù di tale destinazione è soggetto al trattamento fiscale della merce nazionale in esportazione, poiché viene di fatto consumato al di fuori dal territorio doganale.

Il “gasolio bunker” soggiace quindi ai soli diritti doganali (imposizioni strettamente connesse alle operazioni di dogana), e non anche ai diritti di confine e al pagamento delle accise.

Approfondendo le attività investigative, i finanzieri si sono però accorti che ingenti quantitativi di tale prodotto erano stati sottratti e finanche destinati per la vendita al mercato nero sul territorio dello Stato.

Nel prosieguo delle indagini, che i militari hanno eseguito anche con l’ausilio di strumentazioni tecniche, si è così venuti a capo di un’associazione per delinquere che aveva come “promotore” il Presidente del Consiglio di Amministrazione di due società di trasporti di carburanti con sedi nelle città di Bari e Taranto.

Dello stesso sodalizio delinquenziale, però, facevano parte anche taluni dirigenti, funzionari e dipendenti della raffineria E.N.I. di Taranto, uno spedizioniere doganale, titolari di depositi e distributori stradali di carburanti, soci e dipendenti di aziende di trasporti di carburanti nonché conduttori di autocisterne.

Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, l’associazione criminale ha proceduto alla metodica sostituzione di ingenti quantitativi di carburanti “finiti” (gasoli, benzine), questi ultimi  in uscita dalla raffineria tarantina, con prodotti petroliferi “grezzi” (ovvero petrolio greggio oppure gasolina), arrivando persino al rimpiazzo con altri prodotti non commercializzabili come il biodiesel.

I prodotti petroliferi “finiti”, fraudolentemente sottratti ai loro specifici usi, venivano poi rivenduti al mercato nero tramite una rete di fiancheggiatori costituita da titolari di depositi e distributori stradali di carburanti o, nella migliore delle ipotesi, destinati al rifornimento di veicoli di proprietà dei responsabili.

I prodotti petroliferi “grezzi”, invece, venivano consegnati ai legittimi destinatari dei trasporti in uscita dalla raffineria i quali, del tutto ignari delle sostituzioni effettuate con tutt’altra tipologia di carburanti, immettevano alla regolare vendita prodotti non raffinati che, in alcuni casi, venivano addirittura miscelati con acqua.

Tra i vari sistemi di frode scoperti dai finanzieri c’era anche quello del c.d. “cammello” con il quale è possibile appropriarsi di gran parte del prodotto nella fase dello svuotamento dell’autocisterna, compiuto mediante manomissioni di valvole e tubazioni, che consente così di deviare il flusso di scarico del combustibile verso un altro scomparto della stessa cisterna.