GDF: Verona, scoperti appalti truccati per almeno un miliardo di euro

Gabriel Romitelli

Hanno un importo di almeno 1.000.000.000 di euro gli appalti truccati scoperti dai finanzieri del Comando Provinciale di Verona e da quelli del Nucleo Speciale Spesa Pubblica Repressioni Frodi Comunitarie, per i quali 7 responsabili tra imprenditori e professionisti sono finiti agli arresti.

Per le fiamme gialle veronesi e per quelle dello speciale Nucleo con sede a Roma che sotto indagine hanno fatto finire le attività del Consorzio Energia Veneto (CEV), sono oltre 1.100 i Comuni interessati dalla frode e per effetto della quale circa 80 finanzieri hanno eseguito 20 perquisizioni domiciliari e locali in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.

Gli investigatori della Guardia di Finanza, coordinati dai magistrati della Procura della Repubblica veronese, in particolare, hanno esaminato a fondo tre bandi di gara (due dei quali dal valore di 600 milioni e uno da 100 milioni di euro) indetti per l’acquisto di energia elettrica e gas da erogare in favore di numerosissimi Comuni medio-piccoli riuniti presso lo stesso CEV che ha sede a Verona.

Secondo la Guardia di Finanza, però, il Consorzio Energia Veneto, nato proprio per occuparsi dell’approvvigionamento di energia in favore degli Enti consorziati in modo da consentire loro consistenti riduzioni di spesa rispetto alle tariffe previste dalle convenzioni CONSIP e di quelle delle centrali di acquisto territoriali, è stato in realtà impropriamente “gestito” dagli stessi imprenditori che poi sono risultati essere i vincitori delle relative gare d’appalto.

Per i finanzieri la scoperta di alcune strane contiguità nei rapporti tra imprenditori del settore e soggetti pubblici, emerse grazie ad una’approfondita indagine nata proprio per analizzare le forniture di energia destinate a Enti Pubblici, sono state la prova di sin troppo evidenti anomalie nelle procedure di gara indette per la scelta dei fornitori.

Per tale motivo i sette arrestati sono stati ora rinviati a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e del procedimento di scelta del contraente, nonché per falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.