GDF:Lucca e Napoli, blitz nei centri di produzione del falso

Gabriel Romitelli

Un maxisequestro di generi e accessori di abbigliamento con marchio di fabbrica contraffatto – per un ammontare complessivo di oltre 150.000 pezzi – è stato operato dai finanzieri dei Comandi Provinciali di Lucca e Napoli, che hanno anche denunciato 10 responsabili.

L’operazione, coordinata dall’Autorità Giudiziaria lucchese, è culminata con un blitz condotto all’alba all’interno di alcuni depositi, siti nella città di Napoli e centri limitrofi, durante il quale sono stati impegnati oltre 40 finanzieri.

L’operazione aveva preso avvio la scorsa estate da un sequestro di prodotti contraffati, che le fiamme gialle avevano operato sul litorale versiliese nei confronti di un soggetto di origini partenopee.

Quel sequestro, che sembrava essere uno dei tantissimi che la Guardia di Finanza esegue nel settore del falso, aveva però una particolarità giacché i prodotti in questione erano cravatte e foulard recanti il noto marchio partenopeo “E. Marinella”.   

La particolarità di quegli accessori d’abbigliamento così ricercati nella moda maschile ha indotto i finanzieri ad avviare un’indagine, poi allargatasi dalla Toscana alla Campania, che ha richiesto numerose intercettazioni telefoniche e telematiche grazie alle quali si è poi potuto risalire alle aziende e ai locali utilizzati nell’illecita attività.

Nel difficile ambiente presso il quale è scattata l’operazione, peraltro caratterizzato da un’alta densità delinquenziale, è stato particolarmente utile l’ausilio dei Vigili del Fuoco ai quali è spettato il compito di abbattere alcune porte blindate che i responsabili dell’organizzazione avevano messo a guardia delle loro “merci-fake”.

Tra i prodotti rinvenuti spiccano quelli con marchio contraffatto di “Gucci”, “Versace”, “Corneliani”, “Rolex”, “Dunlop” e “Armani”, oltre a 1.000 cravatte che da “made in China” erano pronte a essere tramutate in “made in Italy” e con tanto di marchio “E. Marinella”.  

Numerosi sono anche i cliché rivenuti nel corso delle perquisizioni e utilizzati per riprodurre le etichette di queste note griffe della moda internazionale, sequestrati insieme a un programma informatico sviluppato proprio a tale scopo.

Per i 10 indagati si profila ora il rinvio a giudizio, nel quale dovranno rispondere dei reati di produzione e commercio di prodotti recanti marchi industriali contraffati nonché di ricettazione.