Guardia di Finanza, 3 mln di beni sequestrati a Perugia

Gian Luca Berruti

Una donna perugina, già condannata in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione, dichiarava al Fisco somme esigue pur possedendo vari immobili a Perugia, Santa Teresa di Gallura (SS), Torgiano (PG), con tanto di piscina e giardino, nonché sei garage, uno scooter, due autovetture, tra cui un lussuoso SUV, svariate quote societarie e numerosi orologi di pregio, ma i finanzieri del Comando Provinciale di Perugia gli hanno sequestrato l’intero patrimonio ammontante a circa 3 milioni di euro.

L’indagine delle Fiamme Gialle perugine ha preso spunto dal costante monitoraggio che gli uomini del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) eseguono a carico di quei soggetti che, condannati per specifici reati di criminalità organizzata e contro la Pubblica Amministrazione, risultano possedere patrimoni e disponibilità economiche sproporzionate rispetto alle loro fonti di reddito dichiarate.

Proprio per tali beni, infatti, i militari della Guardia di Finanza hanno richiesto al G.I.P. del Tribunale di Firenze l’applicazione dell’articolo 12 sexies del Decreto Legge n. 306/1992.

Il Decreto Legge n. 306/1992, infatti, prevede che per determinati gravi reati si giunga alla confisca del danaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità, a qualsiasi titolo, in valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte sul reddito o alla propria attività economica.

Si tratta, in sostanza, di una misura di sicurezza di carattere patrimoniale che comporta la confisca di beni che non sono direttamente frutto del reato, ma dei quali la persona responsabile dei delitti non è stata in grado di giustificarne le ragioni del possesso, ed è proprio in tale ambito che la Guardia di Finanza agisce nella costante opera di aggressione dei patrimoni illecitamente acquisiti per minare le ingenti capacità economiche delle organizzazioni delinquenziali ad assicurare, al contempo, il successivo utilizzo per fini pubblici dei beni sequestrati e confiscati.