Guardia di Finanza: scoperta maxi evasione per 34 mln di euro

Roberto Imbastaro

Dopo una lunga e minuziosa indagine di polizia tributaria, la Guardia di Finanza di Occhiobello ha scoperto una eclatante maxi evasione fiscale: oltre 34 milioni di euro occultati al fisco, con un’i.v.a. sottratta alle casse dell’erario per circa 6.800.000 euro.

Le Fiamme Gialle di Occhiobello hanno accertato che una società di Fiesso Umbertiano (RO), operante nel settore del commercio di materiali inerti (settore particolarmente esposto a condotte evasive), negli anni dal 2004 al 2008 ha conseguito ricavi per oltre 34 milioni di euro senza provvedere alla loro dichiarazione e senza assoggettarli, quindi, ad imposizione fiscale.

La società e le persone che la gestivano, tutte legate da strettissimo vincolo familiare, erano sotto la lente dei finanzieri già da tempo, avendo questi notato un rilevante accrescimento del loro patrimonio immobiliare, non spiegabile con gli esigui redditi dichiarati al fisco.

Si è proceduto quindi a più approfonditi accertamenti che hanno condotto all’ apertura di  verifiche fiscali nei confronti della società operativa effettivamente operante nel commercio degli inerti e dell’immobiliare, cassaforte  della famiglia, sostenuta finanziariamente dai proventi dell’evasione fiscale e alla quale sono intestati i diversi beni immobili acquisiti.

Nel corso dell’attività ispettiva, anche con l’ausilio dell’indagine bancaria, i verificatori hanno ben delineato il sistema attuato dalla società per evadere le imposte: dietro lo schermo di una contabilità ufficiale ineccepibile sotto il profilo formale e sostanziale, funzionava una contabilità parallela in nero, costituita dalle fatture emesse e ricevute dalla società, non dichiarate né conservate, reperite con i controlli incrociati effettuati presso il clienti, nonché dalla gestione di conti correnti bancari, anch’essi non contabilizzati, nei quali sono confluite le somme di denaro derivanti dagli incassi delle predette fatture.

Ulteriori riscontri sono stati ottenuti dall’esame dei dati riportati negli elenchi clienti e fornitori acquisiti dall’anagrafe tributaria, nonché dal rinvenimento, nel corso delle operazioni di accesso fiscale, di documentazione extracontabile ove era riportata a penna, in corrispondenza dei diversi importi, l’incontrovertibile dicitura "nero" manifestando in tal modo la sistematicità con la quale l’azienda ricorreva all’occultamento dei ricavi.

Questi  accertamenti hanno comportato, poi, implicazioni anche per i soci. Essendo in presenza di una società a ristretta base azionaria e familiare, i verificatori hanno contestato ai due soci, in proporzione alla loro quota di partecipazione, maggiori redditi di capitale per l’importo complessivo di oltre 28 milioni di euro, derivanti dai ricavi sottratti all’imposizione. Difatti, questi costituiscono maggiori utili realizzati dalla società, non riportati nelle scritture contabili, e sui quali il contribuente non ha inteso fornire alcuna indicazione.

Sono in corso ulteriori accertamenti sulla documentazione bancaria acquisita presso gli istituti di credito al fine di individuare la alte persone ed aziende corresponsabili della rilevante evasione. Si  ritiene infatti che numerosi debbano essere coloro che mettendo a disposizione materie prime, mezzi di trasporto e personale nonché connivenza di carattere fiscale, abbiano consentito ad una apparentemente piccola azienda di paese, con modesti mezzi patrimoniali e senza dipendenti, di porre  in essere un tale ragguardevole giro d’affari.