Guardia di Finanza vs “Corrieri di Valuta”

Gian Luca Berruti

Sono ben 580 le violazioni alla normativa valutaria rilevate nel corso dei primi 8 mesi dell’anno dai finanzieri del Comando Provinciale di Varese all’interno dell’aeroporto di Malpensa, corrispondenti a un flusso di denaro contante di quasi 10 milioni di euro e nei confronti del quale è stato disposto il versamento di oblazioni per circa 235.000 euro.L’attività che le Fiamme Gialle varesine hanno effettuato in collaborazione con il personale delle Dogane, rientra in una particolare funzione di controllo valutario che l’Amministrazione Finanziaria italiana dispone in ambito aeroportuale, sia in entrata che in uscita dal territorio nazionale, a contrasto del traffico illecito di denaro contante e titoli di credito al portatore. La normativa di settore – armonizzata a livello comunitario – è infatti diretta a contrastare fenomeni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita e  prevede, come limite massimo pro-capite, la possibilità di portare al seguito denaro contante, o titoli di credito al portatore, per una cifra non superiore a 10.000 euro, mentre per gli importi superiori occorre una dichiarazione preventiva all’Autorità Doganale all’atto de passaggio della frontiera.La violazione relativa all’omessa dichiarazione della valuta al seguito prevede – per importi superiori al tetto di 10.000 euro – un’oblazione pari al 5% della parte eccedente la franchigia, a meno che non si tratti di cifre superiori a 250 mila euro ovvero di soggetti recidivi. Al verificarsi di casi, infatti, l’oblazione immediata non è possibile e la valuta deve essere sequestrata dando così corso al procedimento di irrogazione delle sanzioni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.Da notare che tutte le violazioni rilevate non siano certo imputabili a dimenticanze o negligenze dei passeggeri in transito nello scalo aereo varesino, visto che il denaro è stato rinvenuto dai finanzieri nei più disparati oggetti contenuti nei bagagli come, ad esempio, nelle confezioni di generi alimentari, nei calzini, all’interno di scarpe, oppure “occultato” alle visite doganali con altri originali stratagemmi.La nazionalità dei soggetti verbalizzati, veri e propri “corrieri di valuta”, è per lo più extracomunitaria.Le stesse violazioni sono prevalentemente contestate a cittadini cinesi (20%), egiziani (20%), cingalesi (15%), pakistani (8%), albanesi (4%), ma anche italiani (6%). Da rilevare come lo stesso numero di violazioni sia aumento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2010, nonché della tendenza che i corrieri stessi hanno oggi nel frazionare di più rispetto al passato l’importo delle somme trasportate, questo per cercare di diminuire le probabilità di essere scoperti o di ridurre il danno derivante dalle relative sanzioni.A questi particolari controlli valutari che si concludono con esito positivo, ovviamente, la Guardia di Finanza aggiunge ulteriori accertamenti sulla posizione fiscale dei contravventori, nonché sulle loro eventuali attività imprenditoriali in Italia.