Il discorso del Capo della Polizia all’inaugurazione dell’anno accademico di Scuola Superiore di Polizia

redazione

Illustri Presidente della Repubblica, presidente del Senato (etc), la Vostra presenza qui, oggi, per l’inaugurazione dell’anno accademico della nostra Scuola superiore, è un grande onore per tutti noi; è un segno di sensibilità e di attenzione alla nostra Istituzione, ma credo di non sbagliare affermando che è anche un riconoscimento all’idea che sottende a questa Scuola, e cioè  che ai servitori dello Stato sempre più si richiede un livello di conoscenze e di specializzazioni pari se non superiori a quelli richiesti per competere nell’economia e nelle professioni. 

Per la Polizia di Stato, questo è sempre stato un punto fermo. E io personalmente, fin dall’inizio del mio mandato, ho sempre agito per il conseguimento di alcuni precisi obiettivi come, appunto, quello di una sempre migliore formazione delle nostre donne e dei nostri uomini, insieme all’idea che l’uso ingiustificato della violenza non può mai essere tollerato ed all’obbiettivo della razionalizzazione nell’organizzazione e nell’uso delle risorse.

Il risultato della nostra cura costante dello studio, del perfezionamento, si sostanzia anche in questo nostro Ateneo; che coltiva l’orgoglio e l’ambizione di essere la più prestigiosa Scuola italiana specializzata nel tema della sicurezza declinata in tutti suoi aspetti; compresi quelli legati all’uso delle nuove tecnologie e più generalmente alla globalizzazione.

Qui i nostri funzionari vengono formati secondo le esigenze più attuali ed emergenti e sono consapevole che, senza trascurare minimamente i temi della lotta alla criminalità organizzata, della sicurezza urbana, della tutela dell’ordine pubblico e della lotta al terrorismo, sia esso interno o internazionale, la grande sfida dei nostri giorni è la cyber security. Si parla molto di cyber crime, e al riguardo bisogna essere molto chiari. Questo settore non è semplicemente specialistico, cioè che attiene alla sicurezza dei sistemi informatici e telematici che oggi governano gran parte della nostra vita pubblica e privata, peraltro competenza specifica della Polizia di Stato, ma interessa l’intero campionario del crimine. Esso riguarda tutti i tipi di criminalità in quanto gli strumenti telematici hanno ampliato a dismisura la cassetta degli attrezzi del delinquente: dal ladro, che ricorre all’elettronica per disattivare gli antifurto di auto ed abitazioni, al molestatore seriale, che usa la rete come un maglio devastante contro la privacy di qualsiasi cittadino; dal terrorista militante, che terrorizza il mondo intero con sofisticate tecniche di comunicazione, al truffatore che spilla soldi attraverso tecniche di ingegneria sociale sia a giovani che ad anziani.

Questo settore è oggetto di approfondimento nella formazione dei nostri funzionari che devono nel loro bagaglio professionale disporre di competenze specifiche in queste materie.

Nella formazione poi annettiamo un rilievo particolare anche alla cooperazione internazionale. Oggi la minaccia più drammatica è quella del terrorismo fondamentalista, la cui matrice è tutta esterna al nostro Paese. Il che, fatemelo dire, ci mette talvolta nelle condizioni di doverci confrontare con una cultura della cooperazione di polizia e dello scambio di informazioni che in gran parte degli altri Paesi e’ sicuramente più carente rispetto al nostro.

Su questi versanti, infatti, la Polizia di Stato ha un vantaggio legato alla sua storia.

In Italia abbiamo già dovuto fronteggiare potenti fenomeni criminali di natura transnazionale. Penso alla mafia o al traffico della droga, due fronti che tra l’altro hanno segnato anche tutta la mia esperienza di investigatore. 

Siamo quindi meglio attrezzati di altri nello scambiare informazioni con altri Paesi, nel saper creare un coordinamento internazionale intorno alle nostre azioni, nell’avere sempre una visione globale dei problemi.

Abbiamo portato all’attenzione delle istituzioni dell’Unione europea e degli Stati membri l’esperienza del nostro CASA durante il semestre di presidenza italiana, contribuendo a rafforzare anche in quell’ambito i network per il contrasto ai fenomeni terroristici più insidiosi.

Lo abbiamo fatto con l’esperienza e la sensibilità ai fenomeni insidiosi più attuali – non disgiunti dall’attenzione all’esigenze dei nostri operatori – che ci hanno portato, nel 2015 a realizzare complessivamente 3989 giornate di addestramento anti terrorismo in tutta Italia, di cui hanno beneficiato ben 62198 dei nostri operatori.

Con la stessa attenzione abbiamo significativamente aggiornato e migliorato l’equipaggiamento e l’armamento del personale. Per quanto riguarda i Giubbetti antiproiettile esterni entro l’anno in corso sarà completato un programma triennale di rinnovamento del 100% dei Giubbetti in uso agli operatori della Polizia di Stato. Per la parte Armamento, oltre ad un incremento nell’acquisto delle munizioni pari al 30% annuale, sono state introdotte nuove armi destinate al settore antiterrorismo (Unità Operative neo- costituite) come anche rinnovati gli armamenti del NOCS e dei tiratori scelti.

Negli ultimi tre anni abbiamo rinnovato il parco veicolare delle volanti, della polizia stradale e per l’impiego in ordine pubblico con l’acquisto complessivo di 1650 veicoli, che per la parte del controllo del territorio significa che, al termine del triennio 2014-2016,  si passera’ da una percentuale media di efficienza del 65 % degli automezzi a quella media del 88% che consentirà un sostanziale riequilibrio del ciclo logistico di funzionamento del parco auto delle “Volanti”, proprio quelle delle pattuglie impiegate per il controllo del territorio..

Nello stesso triennio sono state acquistate complessivamente 68.100 divise operative per il personale delle varie articolazioni delle questure, della polizia stradale, dei reparti prevenzione crimine e dei reparti mobili e sarà pertanto conseguito l’obiettivo di vestire il 100% del personale delle Questure con la nuova divisa operativa introdotta nel 2014, mentre tutto il personale della Polizia Stradale sarà dotato del nuovo equipaggiamento che includerà anche la nuova alta visibilità a tutela dell’operatore su strada. Anche il personale impegnato nei servizi di ordine pubblico fruirà dell’assegnazione delle nuove divise ignifughe.

Nella consapevolezza che le nuove emergenze criminali, prima fra tutte quelle connesse al terrorismo internazionale, vanno contrastate e prevenute anche attraverso un uso sempre più mirato ed efficace delle moderne tecnologie scientifiche, abbiamo istituzionalizzato il rapporto tra mondo della ricerca e quello della sicurezza. E’ stato così individuato nel Consiglio Nazionale delle Ricerche il partner più naturale per istituire, nell’ambito di uno specifico accordo quadro, il Comitato Permanente di Ricerca per la Sicurezza Interna, che rappresenta il primo esempio in Italia di organismo che fa della ricerca scientifica applicata alla sicurezza e al supporto investigativo il suo mandato istituzionale.

In quest’ambito, oltre alla definizione del piano strategico sulle telecomunicazioni che delinea il futuro delle reti di comunicazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per i prossimi anni, è in corso di attivazione un Centro di Ricerca specialistico in cui esperti della Polizia di Stato e ricercatori del CNR di Pisa lavoreranno insieme per analizzare tutte le Fonti Aperte, cioè  le informazioni pubbliche che si trovano sul WEB e che provengono dai social network e dai canali multimediali che possono risultare utili per finalità investigative connesse, in particolare, al terrorismo internazionale.

Tutto questo, insieme agli arruolamenti straordinari (sempre pochi secondo i desiderata miei e dei miei collegi comandanti generali – permettetemelo di dirlo) ed agli aumenti di risorse finanziare, ci permette di vedere un futuro migliore. E se abbiamo ottenuto risorse in piu’ ed e’ stata approvata dal Parlamento la legge delega in materia di riordino e riorganizzazione delle forse di polizia, voglio pensare: e’ perche’ ce lo siamo meritati con il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini di tutte le forze dell’ordine che hanno ottenuto che il 2015 sia stato l’anno con il piu’ basso tasso di delittuosita’ nell’ultimo decennio.

Questi sono segni tangibili di un’esperienza professionale da un lato e di una sensibilità istituzionale dall’altro che in questa Scuola  trasmettiamo ai nostri allievi.

Questa è una Scuola importante soprattutto perché le donne e gli uomini che escono da qui saranno i funzionari che domani avranno la responsabilità della sicurezza e dell’ordine pubblico nel nostro Paese. In Italia esistono Forze diverse che si occupano di sicurezza con eguale professionalità, ma la massima responsabilità   dell’ordine pubblico e della sicurezza, sia a livello provinciale che a livello nazionale, viene sempre espressa dalla  Polizia di Stato. Il che ne accentua i tratti identificativi con la idea stessa dello Stato.

Non è un caso se solo i nostri funzionari ricevono il privilegio di indossare la sciarpa tricolore, a testimonianza della missione assunta al momento del giuramento di fedeltà alla Repubblica, che conclude i nostri corsi. Essa rappresenta un segno distintivo di una competenza specifica, di una responsabilità propria.

 Noi condividiamo con altre forze la funzione di Polizia Giudiziaria, e tante altre funzioni che svolgiamo ogni giorno in tutta Italia, e lo facciamo in un eccellente spirito di collaborazione; però solo noi siamo l’autorità di Pubblica sicurezza, l’autorità tecnica chiamata a prendere sul campo tutte le decisioni –  dalla firme delle ordinanze fino alla direzione dei servizi di ordine pubblico – decisioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei cittadini.

È questo un ruolo di significativo rilievo istituzionale che ci porta a confrontarci con le questioni sociali piu’ attuali e drammatiche. Basti dire che nel solo anno 2015 sono state 10581 le manifestazioni pubbliche gestite sotto la responsabilità dei funzionari della Polizia di Stato, di cui ben 7908 hanno riguardato proprio temi politici e sociali o di carattere sindacale e occupazionale.

Ecco perché chi arriva alla Scuola, essendo già in possesso di una laurea magistrale, non si limita a studiare le leggi e i regolamenti. Studia anche la psicologia, la comunicazione, l’economia, la storia, con un corpo docente che comprende i migliori specialisti italiani del mondo accademico e delle professioni, per potere esercitare le sue future responsabilità con il massimo equilibrio e la più piena comprensione delle dinamiche della società italiana e delle sue trasformazioni. Lo avete visto nel bel filmato che è stato proiettato: la Scuola è attrezzata per curare ogni aspetto della formazione psico-fisica degli allievi, in un clima di entusiasmo e di colleganza che ne è davvero il segno distintivo.

Chi esce da qui, inoltre, avrà ben chiaro il principio che la sicurezza e la legalità costituiscono le due condizioni irrinunciabili per la tutela del bene principale, che è la libertà. Perchè solo nella legalità si possono esercitare le libertà, e non vi può essere legalità, ma solo dominio dell’abuso, se non vi è sicurezza.  

La Polizia di Stato e’ interprete del convincimento che non c’è necessità di leggi speciali o della riduzione dell’ambito di esercizio dei diritti,  per conseguire gli obiettivi di sicurezza. 

Noi sappiamo essere gli esecutori delle leggi che abbiamo, delle sentenze dei tribunali e delle direttive del Governo, ma siamo esecutori intelligenti. 

Né vogliamo essere mai autoritari, ma studiamo per saper essere autorevoli.

Quello che insegniamo ai nostri funzionari in questa Scuola è proprio la capacità di sapersi muovere sempre all’interno di queste linee che ci vengono date dalle istituzioni competenti secondo la Costituzione, e stando ben attenti a non superarne nessuna, anche quando queste linee sembrano disegnare percorsi difficili. 

E ciò vale soprattutto nella gestione dell’ordine pubblico, che è la vera specificità della Polizia di Stato, e che costituisce la parte più delicata del lavoro dei nostri funzionari che, come ho già detto, sono destinati ad averne la responsabilità ultima.

In piazza, noi dobbiamo dare applicazione concreta al principio di legalità, per raggiungere il miglior equilibrio possibile tra la legalità formale e la legalità sostanziale, tra il diritto di vedere difesi i propri beni e la propria libertà di movimento e quello di manifestare le proprie opinioni e i propri disagi; tra l’esigenza di punire i comportamenti illegali e quella di evitare che un uso indiscriminato della forza provochi danni ancora più vasti.

Ogni volta occorre sapere individuare l’equilibrio giusto della bilancia, valutando  situazioni che sono sempre diverse tra loro; e anche qui riteniamo – con legittimo orgoglio – di fare un eccellente lavoro al servizio della collettività. Lo dimostra il fatto che solo una minima percentuale delle migliaia di manifestazioni che si svolgono ogni anno in Italia fanno registrare incidenti. Nel 2015 e’ successo in soli 495 casi che hanno rappresentato il 5 per cento sul totale delle manifestazioni, con una riduzione del 13 per cento rispetto all’anno precedente.

 Nello stesso anno i feriti sono stati solo 413, di cui i due terzi (260) rappresentati da operatori di polizia, con una riduzione del 35 per cento rispetto all’anno precedente.

Il tutto testimonia la crescente professionalità ed il sempre maggiore equilibrio che sappiamo profondere in questa delicata funzione, testimoniati in modo particolare durante la gestione della grande manifestazione dello scorso 1 maggio a Milano, quando abbiamo fatto la scelta giusta togliendo all’estremismo la possibilità di ottenere quell’incidente sanguinoso che esso fortemente cercava per poter poi lanciare una campagna di odio e di violenza contro l’Expo.

  Siamo convinti che anche dall’equilibrio e dall’intelligenza della nostra condotta sia dipeso il successo di quell’evento, e la ricchezza e il prestigio che esso ha portato a Milano e a tutta l’Italia. 

  Anche questa capacità di valutazione è una delle abilità che si apprendono in questa Scuola, dove analizziamo in tutti i loro aspetti centinaia di casi realmente accaduti, per mettere i nostri funzionari nella condizione di assumere la decisione giusta, quella capace di salvaguardare la maggiore quantità possibile di diritti.

Pochi giorni or sono ho concluso, proprio in questa Scuola, un corso di aggiornamento professionale in materia di Ordine Pubblico a funzionari già esperti e collaudati nei relativi servizi. Ho detto loro che il mio desiderio sarebbe stato quello di donare ad ognuno di loro un bilancino di precisione, da portare con sé quando dirigono i servizi di ordine pubblico. Allo scopo di poter soppesare gli ingredienti della legalità formale e paragonarli a quelli della legalità sostanziale, per trovare il giusto bilanciamento tra l’uso della forza e l’esercizio di un diritto. Insomma volevo regalare a tutti i funzionari di pubblica sicurezza un bilancino come quello del farmacista per attuare la formula esatta. Poi quando ho terminato il mio intervento a quel corso, mi è apparso chiaro che il bilancino glielo stava dando questa Scuola, che con la sua capacità d’insegnamento li formava – vi forma cari allievi ad essere dei professionisti della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Si qui – signor presidente – forgiamo anno dopo anno buoni poliziotti, ma ancor prima forgiamo menti aperte, affacciate sul futuro, buoni cittadini e buoni servitori dello Stato, pronti a difendere fino al sacrificio della vita la libertà e le istituzioni democratiche. 

Sono certo che dopo di oggi, anche grazie all’onore che voi ci avete fatto intervenendo all’inaugurazione di questo anno accademico, il privilegio di studiare in questa Scuola e l’orgoglio di appartenere alla Polizia di Stato diventeranno ancora più forti.