Il piano per le emergenze nucleari

Sara Rossi

L’incidente industriale verificatosi ieri presso lo stabilimento Centraco nelle adiacenze del sito nucleare di Marcoule, nel sud della Francia, in uno dei forni utilizzati per fondere materiali metallici a bassa concentrazione di radioattività, ha nuovamente acceso l’attenzione dell’opinione pubblica sui possibili rischi causati dall’inquinamento radioattivo, fatto che non si verificato nella circostanza specifica.

È utile ricordare che già nel 1986, a seguito dell’incidente nucleare di Chernobyl, il Dipartimento della protezione civile formulò il primo Piano Nazionale per le emergenze nucleari, integrato successivamente per identificare tutte le misure necessarie a fronteggiare eventuali incidenti in impianti nucleari oltre confine e assicurare la tutela della popolazione e dei beni in previsione di una possibile emergenza radiologica.

Le ulteriori revisioni del Piano, che prevede l’individuazione dei mezzi e delle strutture nazionali e provinciali da impiegare in caso di emergenza, assicurano il continuo aggiornamento della pianificazione e della tempistica d’intervento, così da salvaguardare l’integrità della vita umana, dell’ambiente, dei beni e degli insediamenti, rispondendo alla funzione primaria di chi fa protezione civile.

Il documento è redatto in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 121, comma 1, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e successive modifiche e integrazioni. L’ultima revisione è quella emanata con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 marzo 2010 ed è elaborato sulla base degli studi effettuati prendendo a riferimento scenari incidentali  relativi a due impianti particolarmente prossimi ai confini nazionali, Krško (Slovenia) e St. Alban (Francia): essa fa riferimento a situazioni più degradate di quelle assunte in precedenza per individuare le aree maggiormente a rischio in caso di rilasci transfrontalieri. Inoltre, tiene conto delle recenti disposizioni in materia di protezione civile e della normativa riguardante, in particolare, il ruolo di Regioni, Province autonome ed enti locali nella pianificazione di emergenza.

Sulla base di quanto stabilito dal Piano, a seguito di un evento incidentale, il Dipartimento della protezione civile può attivare, presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il Centro di elaborazione e valutazione dati (CEVaD) per valutare la situazione in atto e la sua possibile evoluzione, per stabilire l’andamento nel tempo e nello spazio dei livelli di radioattività nell’ambiente anche attraverso il sistema di calcolo ARIES (Accidental Release Impact Evaluation System, usato ipotizzando condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli) dell’Istituto stesso, per stimare il presumibile impatto dell’evento incidentale sulla popolazione e sull’ambiente e per fornire i dati tecnici alle autorità preposte alla diffusione dell’informazione alla popolazione.

Proprio per un controllo continuo e automatico della radioattività in aria, l’ISPRA ha realizzato due reti di monitoraggio (reti REMRAD e GAMMA); entrambe le strutture sono collegate in tempo reale a un proprio Centro di Controllo, con sede presso il Centro Emergenze Nucleari dell’ISPRA, in grado di analizzare i risultati delle misure e di segnalare eventuali condizioni anomale al Servizio di reperibilità H24 dell’Istituto per le emergenze nucleari e radiologiche.

Accanto a questa rete esiste quella per il rilevamento della ricaduta radioattiva del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco che ha il compito di rilevare e segnalare situazioni di pericolo radiologico, di acquisire le informazioni necessarie e fornire agli Enti interessati un autonomo contributo per le esigenze sanitarie e ambientali.

Oltre a questi canali informativi nazionali, il sistema di allertamento e il flusso di comunicazione sono assicurati anche attraverso il sistema di notifica internazionale dell’International Atomic Energy Agency (IAEA) e il sistema di notifica in ambito comunitario dell’European Community Urgent Radiological Information Exchange (ECURIE).