Incendi: con la termografia la prevenzione diventa predittiva

Di Gianluca Bianchetti, Technical Pre Sales di Axitea

L’aumento delle temperature e i periodi di siccità continuano a mettere a dura prova la tenuta dei siti industriali e delle aree di stoccaggio. Tra capannoni con tetti in lamiera che superano i 70 °C, depositi di materiali combustibili ed elevati carichi nei centri di gestione rifiuti, i rischi di innesco crescono in modo esponenziale. I dati del sistema europeo EFFIS e di Legambiente relativi ai primi dieci mesi del 2025 hanno evidenziato oltre 94.000 ettari andati in fumo sul territorio italiano.

La criticità principale dei tradizionali sistemi di rilevazione risiede nella tempestività: la sensoristica di fumo e fiamma interviene quando la combustione si è già avviata. In contesti caratterizzati da alte temperature e vento, la differenza tra un intervento immediato e il verificarsi di un danno grave si gioca nel giro di pochi minuti.

Il principio della termografia: rilevare il calore prima del fumo

Prima dello sviluppo di fiamme o fumi visibili, qualsiasi evento di combustione è preceduto da una fase di surriscaldamento. Le telecamere termiche non analizzano la luce visibile, ma rilevano la radiazione infrarossa emessa dalle superfici, restituendo una mappa di temperatura in tempo reale.

Il sistema monitora le aree impostate e genera un allarme al superamento delle soglie o in presenza di un delta termico anomalo, consentendo di intervenire sulla causa prima che si trasformi in incendio.

                     Dal Rilevamento Reattivo a Quello Predittivo
                     
  SISTEMI TRADIZIONALI  ───> Rilevazione del fumo a combustione già avviata
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  TERMOGRAFIA PREVENTIVA ───> Rilevamento dell'anomalia termica prima dell'innesco
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  INTERVENTO TEMPESTIVO  ───> Azione sulla causa per evitare il danno operativo

I contesti applicativi ad alto rischio

L’adozione della termografia risulta decisiva in ambienti complessi o difficili da presidiare con sensori tradizionali:

  • Impianti di gestione rifiuti e discariche: Prevengono i fenomeni di autocombustione di plastiche e scarti, svincolando il rilevamento dalla presenza di polveri e odori.
  • Depositi e stoccaggi esterni: Monitorano container, pallet, imballaggi e carta esposti al sole estivo e a sbalzi termici.
  • Capannoni e aree produttive: Tracciano il surriscaldamento dei tetti e dei macchinari industriali operanti in prossimità di materiali infiammabili.
  • Impianti fotovoltaici: Identificano precocemente gli hot-spot dovuti a malfunzionamenti di celle e moduli, supportando la manutenzione predittiva.
  • Aree boschive e perimetri aziendali: Offrono una sorveglianza d’interfaccia tra gli stabilimenti industriali e la vegetazione circostante.

Architettura di sicurezza a tre livelli

La termografia non sostituisce i sistemi di rilevazione certificati ai sensi della normativa UNI 9795, che restano obbligatori. La protezione si struttura su tre livelli integrati:

  1. Prevenzione termica: Telecamere termografiche per individuare le anomalie prima dell’innesco.
  2. Rilevazione certificata: Sensori di fumo e fiamma per la segnalazione dell’avvenuta combustione.
  3. Risposta operativa: Presidio da parte di un Security Operations Center (SOC) attivo 24/7 per la verifica degli allarmi e il coordinamento dei soccorsi.

Continuità operativa e tutela del business

Secondo le stime ANIA, tra il 40% e il 50% delle imprese colpite da un incendio di gravità elevata non riesce a riprendere l’attività entro due o tre anni. Oltre alla perdita diretta dei beni, l’impatto economico comprende le penali per mancata consegna, la perdita di quote di mercato e i costi di bonifica ambientale delle acque di spegnimento, che per impianti di medie dimensioni possono superare i 5 milioni di euro.

Integrare strumenti predittivi consente alle aziende di ridurre la probabilità di fermo produttivo e di presentare ad assicuratori e stakeholders una gestione documentata dei rischi.