Infrastrutture sempre più sostenibili e resilienti

redazione
Sono 22 le infrastrutture, prevalentemente di mobilità e di trasporto, certificate (15) o in corso di certificazione (7) con Envision, per un valore di circa 9 miliardi.

Grazie a questo protocollo – un sistema di rating dedicato alle infrastrutture sostenibili – è possibile progettare e realizzare un’opera misurandone i risultati in termini di sostenibilità e mettendo in condizione i diversi stakeholder di poter valutare la qualità di un investimento e la sua efficacia economica, guardando ad aspetti oggi decisivi come il rispetto degli ecosistemi, il miglioramento della qualità della vita e l’efficienza energetica.

Envision è, inoltre, lo strumento ideale per misurare lo stato dei sei obiettivi DNSH e ottenere una certificazione di sostenibilità che soddisfa anche le richieste dell’UE, con un valore aggiunto: mentre la valutazione DNSH si occupa solo di ambiente, il Protocollo tiene conto anche della parte economica e della parte sociale, soddisfacendo così i tre fattori ESG della sostenibilità.

In particolare è possibile giungere a una puntuale e oggettiva valutazione del rapporto costi/benefici per le comunità, prevedendo e premiando la partecipazione degli stakeholder territoriali e un impiego efficiente delle risorse. Il sistema di rating è articolato in 64 criteri di sostenibilità (crediti), suddivisi in 5 categorie che identificano le potenziali esternalità delle infrastrutture: Quality of Life, Leadership, Resource Allocation, Natural World, Climate and Resilience.

“L’utilizzo e la diffusione del protocollo – sottolinea Lorenzo Orsenigo, presidente di ICMQ, l’organismo di certificazione depositario in esclusiva per l’Europa – sta cambiando il modo di progettare e di realizzare le principali infrastrutture italiane, coinvolgendo, sia nella fase di progettazione che di costruzione, decine di società che compongono l’eccellenza nazionale mettendo in campo e facendo crescere nuove competenze coinvolgendo centinaia di tecnici. Con Envision il nostro Paese si colloca oggi all’avanguardia per la capacità di seguire un percorso chiaro, trasparente in grado di consentire una puntuale misurazione e verifica dei risultati in termini di sostenibilità non solo ambientale, dai consumi dell’acqua al riciclo dei rifiuti e dei materiali dismessi, dal consumo di CO2 al contenimento dei costi di trasporto, ma anche di tenere sotto controllo i rischi per la sicurezza e favorire il confronto con gli stakeholder attivi sul territorio”.

Tra le opere certificate ultimamente, la Biopiattaforma di Sesto San Giovanni che ha ottenuto la certificazione Envision livello Platinum, il Progetto della Gronda di Genova e il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia (Envision Gold).

La distribuzione geografica premia le regioni del Nord, dove si concentra il 62% dei progetti differenza del Centro e del Mezzogiorno con rispettivamente il 27% e l’11%.

Il buon riscontro verificato dalle maggiori stazioni appaltanti che oggi non solo utilizzano Envision, ma stanno investendo nelle competenze dei loro tecnici attraverso la certificazione come Esperti Envision, sta determinando un vero e proprio effetto domino allargandone le prospettive anche ai contesti in cui si inseriscono le opere, come nel caso delle stazioni o degli aeroporti che stanno sperimentandone l’applicazione anche alle aree urbane e di servizio adiacenti, funzionali alle infrastrutture vere e proprie.

Del resto i protocolli di sostenibilità stanno trovando ampia applicazione anche perché richiamati esplicitamente a livello normativo, dal Codice dei contratti al recente decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) “Adozione dei criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione ed esecuzione dei lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture stradali”, il cosiddetto CAM Strade, in cui tra l’altro, là dove si fa riferimento ai criteri premianti per l’affidamento del servizio di progettazione, è espressamente valorizzata la competenza su protocolli di sostenibilità energetico-ambientale (rating systems) di livello nazionale o internazionale applicabili alle infrastrutture stradali, come appunto Envision. E oggi in Italia gli Envision Sustainability Professional (Envision SP), sono ormai più di 600. E oltre 9.000   nel mondo.

“Il PNRR, – continua Orsenigo – oltre a portare notevoli benefici di tipo economico, ha di fatto costretto l’Italia a dedicarsi a un’attività alla quale non siamo molto abituati: pianificare. È stato redatto un piano di cinque anni, con obiettivi chiari e misurabili, date di scadenza, punti di controllo dello stato di avanzamento (milestones), nonché evidenze del corretto completamento dell’opera o delle attività previste. Dovremmo quindi fare tesoro di questa esperienza e replicarla nei progetti di grande respiro di cui il Paese ha bisogno, come la Rigenerazione Urbana. Non più interventi isolati e indipendenti, ma inseriti in un contesto globale con un approccio olistico nella quale la sostenibilità e le infrastrutture sono l’elemento centrale. “Le infrastrutture possono trainare una nuova stagione di sviluppo con moltiplicatori potenzialmente enormi. Secondo un rapporto della Camera dei deputati dello scorso agosto il volume degli investimenti necessari alla realizzazione di infrastrutture strategiche e prioritarie sfiora i 450 miliardi di euro. Servono opere progettate e realizzate guardando ai loro effetti sociali e ambientali. In un Paese come il nostro, esposto a rischi sismici e idrogeologici, il cambiamento climatico gioca un ruolo determinante nella pianificazione, progettazione, costruzione e gestione delle infrastrutture, sia grandi che piccole e non solo come opere fisiche, ma anche come vettori per la produzione di servizi essenziali per persone, famiglie e imprese, supportando così la qualità della vita e uno sviluppo di lungo periodo. ‘Pianificare la città sostenibile’ non è pertanto uno slogan ma una formidabile opportunità che possiamo cogliere se iniziamo a confrontarci con una visione di grande respiro e con lungimiranza. Così facendo ci accorgeremo che la sostenibilità non è un costo, bensì un grande valore”.