Legambiente e i segreti dell’ecomafia

Valentina Parisi

Legambiente è da sempre impegnata nella ricerca della criminalità ambientale, producendo anche, da quindici anni, interessanti rapporti, come quello riguardante l’Ecomafia, che focalizza l’attività dei criminali ambientali esaminando il degrado seminato da un capo all’altro della nostra Penisola. Si tratta di vere Associazioni criminali dedite al traffico e allo smaltimento illegale dei rifiuti e all’abusivismo. Queste attività illecite hanno come conseguenza quella di avvelenare le falde idriche e l’aria che respiriamo. Non si tratta di fenomeni isolati, anzi, nel Rapporto pubblicato da Legambiente, i dati sono preoccupanti: il giro d’affari complessivo registrato nel 2007 ha sfiorato la cifra record di 23 miliardi di euro. Cresce anche la montagna di rifiuti speciali, pericolosi e non, che ogni anno viene registrata nel ciclo legale di smaltimento: 26 milioni di tonnellate, per una vetta di 2.600 metri. Un quadro che non si registra solo nel nostro Bel Paese, ma che vede consistenti traffici illegali in paesi come la Cina, l’India, la Siria, la Croazia, l’Austria, la Norvegia, la Francia e alcuni paesi del Nord Africa. Ovviamente, l’incidenza aumenta nelle regioni d’Italia dove c’è una presenza stabile sul territorio della criminalità organizzata, coma la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania, stabilmente ai primi quattro posti della classifica degli ecoreati. Le organizzazioni mafiose si inseriscono in qualsiasi traffico, lecito o illecito, purchè sia redditizio e consenta di investire flussi di denaro, ricavandone ingenti profitti. Il ciclo del cemento e dei rifiuti costituiscono il campo d’azione privilegiato delle cosiddette ecomafie. L’evoluzione di questo mercato ha spinto le imprese legali, uomini d’affari, funzionari pubblici e imprenditori ad affiancare le organizzazioni mafiose, iniziando a compiere atti illegali, dalla simulazione all’evasione di qualsiasi regola.

Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità, spiega il fenomeno “ecomafia”. 

Leggiamo nel Rapporto che l’ecomafia coinvolge attori diversi, e non necessariamente esponenti delle organizzazioni criminali, come le imprese, i funzionari. Può spiegarci in che modo avviene?
 


Questo avviene attraverso il controllo dell’intera filiera che riguarda il ciclo dei rifiuti o del cemento. L’ecomafia non riguarda solo le organizzazioni criminali strutturate sul territorio ma riguarda anche una rete che ha i suoi addentrati in ogni parte dell’amministrazione, della burocrazia, del mondo economico e imprenditoriale e spesso anche nel mondo massone. Quindi tengono in piedi un sistema criminale che è composto da colletti bianchi, da soggetti che ricoprono cariche amministrative, dirigenziali o politiche, e che riescono a svolgere attività illegali, sia per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, sia per la gestione del cemento degli appalti pubblici. Un esempio può essere l’inchiesta che riguarda infiltrazioni negli appalti, sia di tipo infrastrutturale che abitativo che vede il coinvolgimento di colletti bianchi, quindi di funzionari dello stato. Diciamo che coinvolge una serie di figure che piuttosto che operare attività di controllo come previsto dalla legge, chiudono un occhio e intascano tangenti.


Quali sono, se ci sono, gli Enti e le Istituzioni impegnate nella lotta contro l’ecomafia? 


Recentemente è stato istituito il Comando Carabinieri a tutela per l’ambiente che svolge un importante attività di contrasto nei confronti della legalità ambientale in genere, però gli uomini e i mezzi sono ancora pochi rispetto a un fenomeno che vede sempre più attori che lucrano su un utilizzo criminale del territorio. Bisogna dire che da questo punto di vista c’ è stata sempre una carenza legislativa. Le Istituzioni sono arrivate sempre tardi, lasciando ampio margine d’azione ai criminali. Dobbiamo ricordare che il delitto di traffico illecito di rifiuti è entrato in vigore soltanto nel 2002. Quindi, fino al 2001, chi trafficava rifiuti e avvelenava la Terra, fiumi e laghi e l’ambiente in generale, andava incontro a sanzioni di tipo amministrativo. Adesso, fortunatamente, si va anche in galera.


 
La Direzione Nazionale Antimafia si occupa anche dei reati connessi all’ambiente? 


Si, la Direzione Nazionale Antimafia se ne occupa, soprattutto nell’attività di contrasto delle attività mafiose che vedono nelle attività che riguardano il cemento una delle roccaforti delle organizzazioni criminali. Le indagini sono sempre più significative nei confronti dei traffici illeciti di rifiuti quando, a partire dagli anni ’90, la camorra e altre organizzazioni hanno messo le mani sulla gestione dei rifiuti, sia quelli speciali, di produzione industriale, sia quelli urbani, di produzione comunale. I primi attraverso un controllo diretto della filiera, offrendo i servizi a costo bassissimo alle aziende, che pur di risparmiare nella gestione dei rifiuti, si rivolgono a soggetti di questo tipo. La Magistratura se ne occupa attraverso una serie di indagini, anche rispetto a quello che viene definito il “racket degli animali”. Questa anche è una partita molto importante. Così come gli incendi, la Direzione nazionale Antimafia si occupa anche delle attività criminali che hanno visto scoppiare roghi durante l’estate scorsa. Ovviamente, non sono incendi naturali, ma scientemente studiati a tavolino per fini diversi.


Nonostante gli sforzi, l’ecomafia continua ad agire. Quale potrebbe essere una soluzione per combatterla? 

Stiamo scrivendo il prossimo Rapporto e i dati testimoniano che l’ecomafia è in “ottima salute”. E’ un settore che purtroppo continua a fatturare grandi cifre. Per delimitare il fenomeno sarebbe necessario un lavoro sinergico, dove anche le imprese devono fare la loro parte. Dovrebbero essere radiate dall’albo tutte quelle aziende che producono rifiuti e che si rivolgono a soggetti “poco leciti”. Quindi il mondo dell’industria potrebbe avere un ruolo importante, perché i rifiuti non li producono i criminali ma le industrie. In questo modo ci sarebbe un intervento a monte, con un’attività preventiva che accompagna le imprese. Dal punto di vista legislativo sarebbe necessario che i delitti contro l’ ambiente entrassero definitivamente nel Codice Penale, cosa che non avviene. Infine, che le forze dell’ordine, la Polizia, i Carabinieri e il Corpo Forestale, vengano dotate di maggiore mezzi e strumenti. 
 

Perché fare un libro del Rapporto Ecomafia 2007?
 


La domanda da porci dovrebbe essere: “Perché le case editrici prima di oggi non si sono mai interessate al prodotto editoriale Rapporto Ecomafia?. Tra l’altro questo anno il Rapporto è accompagnato dalla collana editoriale “Verde Nero”, che è una collana di romanzi noir che traggono spunto dalle vecchie storie di ecomafia. Sia con  lo strumento saggistico che con quello dei romanzi noir, il Rapporto si pone come mezzo di sensibilizzazione, anche perché noti scrittori si sono impegnati nella stesura dei testi, partecipando alla lotta all’ecomafia.


L’Ecomafia e globalizzazione. Cosa si intende? 


L’ecomafia è globalizzata per definizione. Nel senso che le organizzazioni criminali tendono a cercare il modo più economico di allocare i rifiuti. Prima, i paesi presi di mira erano l’Africa o l’Est Europa, poi dopo che sono state prese delle iniziative, a cominciare dalla Convenzione di Basilea e una maggiore attenzione dalla doganale, evidentemente hanno tipiegato sulla Campania che è diventata la pattumiera d’Italia. Questo non esclude il traffico internazionale. Guardiamo la Cina, che ha bisogno di ogni tipo di materia prima, sia per i manufatti, che come fonte energetica: spesso molta plastica esce dall’Italia per finire negli inceneritori cinesi, oppure viene trattata lì per divenire poi un manufatto che rientra nelle nostre case attraverso giocattoli o quant’altro. Le indagini parlano chiaro: esistono organizzazioni criminali che fanno girare i rifiuti in più parti del mondo.


Quando uscirà il prossimo Rapporto? 

Uscirà a fine maggio. Aspettiamo che si formi il nuovo Governo per avere un interlocutore, altrimenti non avrebbe senso la denuncia di fatti così drammatici senza un impegno anche politico.