Mafia: 90 arresti. Presi i Boss del nuovo patto Palermo- NY

Tiziana Montalbano

Due famiglie, novanta arrestati e un patto: ristrutturare Cosa Nostra. Gli ingredienti per un film di mafia ci sono tutti ma, come accade spesso, anche questa volta la realtà ha superato la fantasia. L’operazione “Old Bridge”, portata avanti congiuntamente dalla polizia italiana e dall’FBI, ha fatto scattare nella giornata di oggi una retata di arresti che ha coinvolto esponenti della mafia siciliana e americana. Trenta gli arrestati siciliani catturati nelle borgate palermitane di Passo di Rigano, Cruillas e Boccadifalco e nei paesi di Torretta e Carini. Altrettanti sono, invece, stati catturati a Cherry Hill e Brooklyn. Era dai tempi della “Pizza Connection” che l’organizzazione mafiosa non subiva una perdita così consistente di boss e affiliati. Due anni di lunghe indagini in cui l’Fbi ha seguito giorno dopo giorno e passo dopo passo i padrini americani alleati delle famiglie Inzerillo, Mannino, Di Maggio e Gambino. Intercettazioni, filmati e microspie hanno registrato spostamenti e conversazioni, svelando ogni particolare sui traffici e gli affari dell’organizzazione mafiosa italo-americana. Tra gli arresti più illustri spunta quello di Francesco Paolo Augusto Calì, meglio conosciuto come Franky Boy , e considerato a buon titolo l’”ambasciatore” della Cosa Nostra americana. Dal 2003 il suo compito all’interno dell’organizzazione è stato quello di intessere buoni rapporti con le “famiglie” palermitane per il regolare svolgimento degli importanti traffici internazionali. Dall’altra parte dell’Oceano, invece, gli arresti più importanti riguardano Giovanni Inzerillo e Filippo Casamento. Il primo è figlio del capomafia Totuccio Inzerillo, ucciso negli anni Ottanta durante la guerra tra corleonesi e palermitani, mentre il secondo è uno dei più celebri “scappati” (in America) alla strage del corleonese Riina, ed oggi una delle star del traffico degli stupefacenti.