Massa: detenuto ricoverato evade dall’ospedale

redazione

“Un detenuto tunisino di 45 anni, ristretto nel carcere di Pisa e imputato per reati connessi allo spaccio di droga, è evaso dall’Ospedale di Massa dove era stato ricoverato per un intervento al cuore. Era sottoposto a controlli saltuari da parte della Polizia Penitenziaria che oggi, all’ora di pranzo, non lo ha trovato a letto. L’interesse primario ora è partecipare attivamente alle ricerche in collaborazione con le altre Forze di Polizia per catturare il fuggitivo, ma questo episodio conferma ancora una volta le criticità del sistema carcere. La coppia di dirigenti a capo dell’amministrazione penitenziaria Tamburino e Pagano, con la scellerata intenzione di introdurre una vigilanza attenuata nelle carceri italiane scendendo a patti con i detenuti, ha ottenuto il solo risultato di raggiungere il record di evasioni e tentate evasioni”.E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, nel commentare l’evasione di un detenuto dall’Ospedale di Massa."Mi sembra del tutto evidente che l’Amministrazione e la Polizia Penitenziaria pagano un pesante scotto per le incapacità gestionali di chi dirige il DAP. In poche settimane abbiamo contato le evasioni, tentate evasioni, aggressioni, ferimenti. Ed è sconcertante pensare che il DAP ed il Ministro della Giustizia, incapaci in oltre un anno di attività di realizzare una vera ed efficace riforma penitenziaria, pensino di continuare a  “mettere una pezza” quando quello che serve è una riforma organica del sistema. Le colpe di tutto quel che succede sono ben precise: sono di chi fino a pochi giorni fa ha parlato di rivoluzioni penitenziaria mentre in realtà il sistema cadeva drammaticamente a pezzi. Oggi ci sono in carcere 67mila detenuti a fronte di una circa 42mila posti letto, il numero più alto mai registrato nella storia dell’Italia: il 40% sono in attesa di un giudizio definitivo. Bisognerebbe dunque percorrere la strada dei circuiti penitenziari differenziati: ma altrettanto necessaria è una concreta riforma del sistema penale – sostanziale e processuale – che renda più veloci i tempi della giustizia.”