Maxi evasione fiscale da 40 milioni di euro, scattato il sequestro dei beni

Ernesto Bruno

Una maxi-evasione fiscale, perpetrata nel settore merceologico dei prodotti informatici con il classico sistema della “frode carosello”, è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Mantova che, nel corso della medesima operazione, hanno accertato un giro di fatture false, in emissione e utilizzo, per oltre 250 milioni di euro, con un’Imposta sull’I.V.A. dovuta all’Erario per circa 40 milioni di Euro e la scoperta di 3 evasori fiscali totali.Il sistema truffaldino scoperto dalle Fiamme Gialle mantovane era stato messo in atto avvalendosi di alcune società fittizie aventi sede nella stessa provincia lombarda, nonché in altre site nel nord-est.Queste stesse società, di fatto esistenti solo sulla carta ma prive di qualsiasi sede logistico/amministrativa reale, dopo aver importato articoli informatici dalla Slovacchia e dalla Slovenia, li rivendevano ad aziende nazionali attraverso lo “schermo” costituito dalle società fittizie create al solo scopo di scaricare sulle stesse il debito I.V.A. generato dalla vendita delle apparecchiature, omettendone così previsto versamento nelle casse dello Stato.In questo modo, proprio per il mancato versamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto, le merci venivano rivendute a prezzi nettamente inferiori a quelli normalmente praticati, causando agli imprenditori onesti che operano nello stesso settore un grave danno economico e alterando le regole di mercato che si basano sul principio della concorrenza. Le indagini dei militari della Guardia di Finanza, dirette dalla Procura della Repubblica di Mantova, si sono sviluppate esaminando una gran mole di documenti che sono stati acquisiti anche  grazie all’interessamento dei collaterali Organi di polizia esteri, attivati dal Ministero dell’Interno/Unità Nazionale Europol, nonché ricorrendo a specifici accertamenti di natura patrimoniale avvenuti presso gli istituti finanziari. I riscontri incrociati compiuti tra gli apparati contabili e la documentazione bancaria, hanno quindi permesso di ricostruire i davvero ingenti flussi di capitali intercorsi tra gli indagati.Queste risultanze investigative, tra l’altro, hanno messo in luce come le risorse finanziarie impiegate per le importazioni provenivano in realtà dalle società committenti (c.d. “broker”), mentre i passaggi intermedi – tutti avvenuti mediante false fatturazioni – avevano anche lo scopo di allungare i passaggi cartolari redatti per le merci in vendita, ostacolando così un’eventuale attività di verifica fiscale da parte della Guardia di Finanza. Al termine dell’indagine 12 soggetti, amministratori di diritto o di fatto delle imprese coinvolte, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria che li accusa di vari reati quali omessa/infedele dichiarazione annuale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, distruzione/occultamento di documentazione contabile e omessi versamenti di Imposta sul Valore Aggiunto.Nei confronti degli stessi responsabili, su delega del G.I.P. del Tribunale di Mantova, è stato altresì effettuato il sequestro preventivo dei loro immobili, autovetture e conti bancari, per complessivi 1,5 milioni di euro.