Meta e YouTube giudicati responsabili in un processo storico sulla dipendenza dai social media: il commento di ESET

redazione

Una giuria di Los Angeles ha previsto un risarcimento di 6 milioni di dollari a una donna che ha accusato Instagram e YouTube di averla resa dipendente da bambina, danneggiandole la salute mentale, scrive la BBC.
La giuria ha ritenuto che Meta e Google abbiano intenzionalmente progettato funzionalità che creano dipendenza, attribuendo a Meta il 70% della responsabilità per i danni subiti. Entrambe le società presenteranno ricorso. Il caso dovrebbe influenzare molte cause legali simili e si aggiunge alla crescente pressione pubblica e politica per regolamentare l’uso dei social media da parte dei minori.

Commento di Harm Teunis, Security Evangelist di ESET NL

“Questo caso potrebbe rivelarsi un punto di svolta. Un momento in cui le grandi piattaforme tecnologiche vengono chiamate a rispondere di come vengono realizzati i loro prodotti e dove potrebbero dover modificare la relativa progettazione, portando potenzialmente a limitazioni globali sull’uso di algoritmi che alimentano comportamenti di dipendenza. Un aspetto che anche L’Unione Europea sta cercando di affrontare attraverso il Digital Services Act.

Questo processo negli Stati Uniti si concentra su come le piattaforme dei social media vengano progettate fin dall’inizio. Queste app sono ottimizzate per il tempo trascorso online, attraverso funzionalità come lo scrolling continuo e i feed algoritmici. Quando tale progettazione inizia a indurre comportamenti compulsivi e potenzialmente dannosi, specialmente tra i più giovani, solleva seri interrogativi in merito alla responsabilità. Proprio come altri settori non possono vendere prodotti che danneggiano i bambini, la stessa regola viene ora applicata anche in questo ambito.

Ma al di là della regolamentazione, la consapevolezza è fondamentale. E’ importante parlare apertamente ai nostri figli di ciò che vivono online. Allo stesso modo in cui li aiutiamo a orientarsi nella vita quotidiana, dovremmo farlo anche per la loro vita digitale.”