‘Ndrangheta a Roma: arrestato un imprenditore

Leonardo Ricci

Aveva favorito pericolosi boss della ‘ndrangheta calabrese attraverso società intestate a prestanome con le quali realizzare una serie di investimenti di dubbia legalità, ma i finanzieri del Comando Provinciale di Roma che da tempo stavano indagando sugli affari di un noto imprenditore calabrese hanno scoperto tutto arrestando il fiancheggiatore.

Sono questi gli esiti finali dell’operazione “Hummer 2” che le fiamme gialle capitoline hanno condotto sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese a Roma, e che già nel marzo scorso consentì di sottoporre a sequestro beni e disponibilità economiche per circa 40 milioni di euro, beni tra i quali figurava anche una grossa azienda operante nel settore agricolo-zootecnico riconducibile all’imprenditore arrestato.

Secondo gli inquirenti l’uomo, che da tempo risiede nella Capitale, avrebbe favorito il clan dei “Muto” di Cetraro (CS).

Per inchiodare l’imprenditore alle sue pesanti responsabilità, i finanzieri hanno dovuto approfondire le indagini sino a scovare inequivocabili fonti di prova che la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha accolto in pieno emettendo gli odierni provvedimenti di custodia cautelare che, oltre a colpire lo stesso imprenditore, hanno raggiunto anche la moglie e il cognato.

Tra queste fonti di prova una particolare rilevanza per gli inquirenti l’ha assunta una missiva rintracciata nel computer dell’arrestato. In quella lettera, peraltro indirizzata a un pregiudicato mafioso, il responsabile ricordava al suo interlocutore come l’affiliazione ‘ndranghetista, oltre a costituire un’opportunità affaristica, sia una vera e propria scelta di vita; peraltro evidenziando il ruolo criminale assunto dall’autore di quello scritto definito come una vera e propria lezione di “diritto mafioso”.

Sul conto dell’imprenditore, che per di più riusciva a muoversi agevolmente con un passaporto diplomatico, gli investigatori della Guardia di Finanza hanno messo in rilievo anche altri contatti con personaggi di spicco della criminalità romana, a loro volta vicini ai boss della “Banda della Magliana” ed al clan dei “Casamonica”.