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Bitdefender, a leading global cybersecurity company, ha pubblicato il report Consumer Cybersecurity Survey 2025, basato su un’indagine indipendente condotta tra 7.000 consumatori in tutto il mondo. Il report svela i comportamenti, le pratiche e le preoccupazioni principali relativi alla sicurezza informatica che influenzano il modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia nella loro vita quotidiana, evidenziando lacune persistenti che rendono molti vulnerabili a malware, frodi, truffe e furti di dati.
I risultati del report di quest’anno sottolineano anche il ruolo ambivalente dell’intelligenza artificiale (IA): sebbene garantisca protezioni avanzate per i consumatori, viene anche utilizzata dai criminali informatici per creare truffe più convincenti e fuorviare il pubblico.
“I risultati del sondaggio mettono in luce la crescente importanza della sensibilizzazione alla sicurezza informatica a fronte dell’aumento della frequenza e della complessità degli attacchi contro i consumatori nell’era dell’IA,” ha affermato Ciprian Istrate, senior vice president of operations, Consumer Solutions Group di Bitdefender. “Bitdefender è stata tra le prime a utilizzare l’IA per contrastare la criminalità informatica, ma oggi i pirati informatici la sfruttano a loro volta per rendere gli attacchi ancora più sofisticati. Password efficaci, gestione consapevole dei cookie e soluzioni di sicurezza affidabili possono contribuire notevolmente a ridurre i rischi. I criminali informatici sono inesorabili, ma la sensibilizzazione e gli strumenti giusti permettono ai consumatori di difendersi”.
Il report Consumer Cybersecurity Survey 2025 si basa su un sondaggio e un’analisi indipendente condotta tra oltre 7.000 consumatori in Australia, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.
Principali risultati del report:
– Le truffe basate sull’IA preoccupano i consumatori – In merito all’intelligenza artificiale, la principale preoccupazione riguarda il suo impiego in truffe sofisticate, come i deepfake (37%), seguita dalla perdita del lavoro (30%) e dalla diffusione di disinformazione (29%). Le preoccupazioni variano a seconda dell’area geografica: gli intervistati nel Regno Unito sono più preoccupati della perdita del posto di lavoro a causa dell’IA (39%), mentre il rischio di disinformazione – per Germania, Italia (30,5%) e Spagna – è la seconda minaccia dopo le truffe. A livello generazionale, quasi la metà di coloro con più di 55 anni (46%) è preoccupata dalle truffe ottimizzate dall’IA rispetto a solo un terzo dei millenial (34%).
– Le truffe continuano a colpire duramente i consumatori – Il 14% dei consumatori coinvolti (1 su 7) hanno segnalato di aver subito una truffa lo scorso anno, mentre un ulteriore 4% non ne ha la certezza. Basandosi su una perdita media causata da truffe pari a 545 dollari*, ciò equivale a oltre 534.000 dollari persi solo tra i consumatori coinvolti nel sondaggio. Gli Stati Uniti sono in testa alla classifica delle vittime di truffe con il 17%, seguiti dal Regno Unito (16%) e dall’Australia (16%). L’Italia ha registrato l’12% seguita poi dalla Francia con il tasso più basso, l’11%.
– I social media superano l’email come canale principale utilizzato dai criminali informatici per le truffe – I social media sono attualmente il mezzo principale per le truffe con una percentuale del 34% , l’email (28%), le telefonate (25%), gli SMS (24%) e le pubblicità online (21%).
Anche per l’Italia i social media sono al primo posto ma con il tasso più basso – il 24%-, mentre a seguire troviamo le telefonate e pubblicità online (23%), gli SMS (17%), e l’email (18%).Le differenze in termini di età sono rilevanti: gli intervistati con età tra i 25 e i 34 anni erano più del doppio rispetto alle persone di età superiore ai 55 anni ad aver subito una truffa sui social media (43% vs 20%). La ricerca di Bitdefender è allineata a questi risultati, mostrando un forte aumento dei criminali informatici che sfruttano i social media per il malvertising, la distribuzione di malware e la violazione di account di alto profilo.
– I consumatori gestiscono in media cinque account online – I consumatori interpellati hanno segnalato di gestire in media cinque account online, con quasi due terzi che ne gestiscono almeno tre. Circa un terzo (32,8%) dispone di 3–5 account, mentre il 32,4% ha 6–9 account, in leggero calo rispetto al 2024. Gli intervistati nel Regno Unito sono in testa con la percentuale più alta (il 40% possiede da 6 a 9 conti), l’Italia si colloca al terzo posto con il 35%, mentre Spagna (21,7%) e Francia (25,6%) hanno registrato le percentuali più basse.
– Una gestione inefficiente delle password continua a compromettere la sicurezza – Oltre un terzo (37%) degli intervistati tiene una copia scritta delle password, mentre il 32% riutilizza la stessa password per molteplici account. Gli intervistati di Stati Uniti (42,6%) e Italia (41,6%) sono i più propensi a tenere copia scritta delle passwords, mentre gli interpellati nel Regno Unito sono i meno propensi (29,9%). Parallelamente, il 27% utilizza un gestore delle password, il 16% si affida all’inserimento automatico del browser e il 13,6% utilizza la funzione di inserimento automatico della password di Apple. I consumatori più giovani (16–34 anni) sono più propensi a riutilizzare le password per tre o più account rispetto agli over 55 (20% vs 14%), con tassi più elevati di gestione inefficiente delle password tra coloro che sono stati truffati (23%) rispetto a coloro che non lo sono stati (16%).
– L’indifferenza nei confronti dei cookie mette a rischio privacy e sicurezza – Quasi la metà (48%) degli interpellati accetta tutti i cookie in automatico, mentre solo il 36% li gestisce manualmente e il 16% li rifiuta tutti. Il 75% hanno dichiarato di non leggere, o di leggere solo superficialmente, i termini prima di accettarli. La comodità determina il comportamento: il 70% ha affermato di aver accettato tutti i cookie per accedere rapidamente ai contenuti, mentre il 25% non era preoccupato per il tracciamento dei dati. Tali comportamenti espongono i consumatori a rischi per la privacy e la sicurezza, poiché i cookie possono consentire la profilazione, lo sfruttamento dei dati e persino la violazione delle sessioni.
– La sicurezza mobile e dei dispositivi è spesso trascurata – Quasi la metà (48%) dei partecipanti al sondaggio non utilizza una soluzione di sicurezza di una terza parte sul proprio telefono cellulare, anche se il 53% esegue transazioni sensibili come il pagamento di fatture o acquisti online. Anche la protezione dei dispositivi è carente: il 58% non protegge i propri computer con soluzioni di terze parti mentre l’82% afferma lo stesso per i propri tablet. I consumatori negli Stati Uniti sono i meno propensi a proteggere i propri cellulari (44,3%), rispetto a una maggior propensione in Spagna e Italia (57%). Quasi il 10% ha ammesso di utilizzare i dispositivi aziendali per transazioni finanziarie personali, creando così un rischio personale ed esponendo l’azienda a potenziali rischi.
Fonti di dati
Bitdefender ha incaricato Censuswide, una società leader a livello internazionale nel settore delle ricerche di mercato, di rilevare e analizzare le risposte provenienti da 7.009 consumatori con età compresa tra i 16 anni e 55 anni e oltre. Il sondaggio e l’analisi sono state condotte tra giugno e settembre 2025 in Australia, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.








