Nuovo sequestro di beni al boss della Banda della Magliana

leonardo Ricci

Un nuovo provvedimento di sequestro da un milione di euro è stato eseguito dai finanzieri del G.I.C.O. e dai Carabinieri del R.O.S. di Roma nei confronti di Ernesto Diotallevi, capo storico della nota “Banda della Magliana” che, a cavallo tra gli anni ’70 e ’90, aveva spadroneggiato nella Capitale.

Del gruppo criminale in questione, che era partito dalle rapine a mano armata per poi allargare a suon di omicidi il campo del proprio “business” sui traffici di droga e armi, sulle scommesse e sui sequestri di persona sino a incrociarsi con i gruppi eversivi di quegli anni, il Diotallevi è stato certamente uno dei massimi esponenti.

Il sequestro, compiuto nell’abito dell’operazione “Trent’anni”, ha riguardato i capitali di due società operanti nella costruzione di imbarcazioni da diporto e nel settore immobiliare, nonché 27 beni mobili, quadri e mobilia di antiquariato di notevole valore storico ed artistico che il Diotallevi, oltre che per passione artistica, aveva accumulato nel tempo grazie alle sue non certo comuni disponibilità economiche frutto dalla sua lunga attività criminale.

Tra le opere finite nelle mani di finanzieri e carabinieri figurano opere pittoriche di alcuni tra più grandi maestri contemporanei, come Schifano e Balla, oltre a quadri della scuola francese dell’800 e del ‘900.

L’odierno provvedimento di sequestro, emesso dalla Procura della Repubblica di Roma, ha riguardato opere d’arte che erano all’interno del prestigioso immobile a “Fontana di Trevi”, già chiuso dai sigilli lo scorso novembre e nel quale il Diotallevi aveva la sua dimora.

La natura dei beni sequestrati dimostra come questi esponenti di spicco della criminalità organizzata siano spesso orientati a “re-investire” i proventi delle loro attività criminose in opere d’arte.

Questi particolari beni, oltre a non essere soggetti a particolari restrizioni, in svariati casi sfuggono ai provvedimenti di sequestro emessi dall’Autorità Giudiziaria, proprio perché la loro presenza viene spesso rilevata soltanto in un secondo momento.