Palermo: operazione della Polizia di Stato

Eugenia Scambelluri

La Polizia di Stato di Palermo ha eseguito, nelle province di Agrigento, Catania, Milano, Roma e Torino, 9 decreti di fermo e notificato 5 informazioni di garanzia, in stato di libertà, emesse Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 14 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, nonché di favoreggiamento dell’immigrazione e della permanenza clandestina, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio malavitoso.

Le indagini, condotte dalle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, furono avviate dopo il tragico naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013, nei pressi di Lampedusa e nel quale persero la vita almeno 366 migranti, hanno consentito di ricostruire, anche attraverso mirate attività tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso sodalizio malavitoso transnazionale, composto da soggetti eritrei, etiopi e sudanesi, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di diverse centinaia di connazionali.

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano un cittadino etiope e uno cittadino sudanese, ritenuti, da tempo, tra i più pericolosi e importanti trafficanti di migranti. In particolare, è emerso che quest’ultimo aveva il ruolo di raccogliere a Khartoum (Sudan), una consistente parte di migranti che venivano trasferiti, spesso con modalità vessatorie, a Tripoli (Libia), dove l’altro, dopo averli tenuti “segregati” in diverse abitazioni, di cui ha la disponibilità, li faceva imbarcare su natanti fatiscenti diretti verso le coste siciliane.

Le investigazioni hanno consentito, altresì, di individuare una cellula della medesima associazione criminale, composta da cittadini eritrei operanti in Italia, in particolare nelle province di Agrigento e Roma, che favoriva la permanenza illegale di migranti clandestini sul territorio nazionale e ne agevolava il successivo espatrio, sempre illegalmente, verso altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare Norvegia e Germania, o del continente americano, tra tutti il Canada.

Nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, precisi riferimenti alle continue violenze fisiche e alle reiterate torture che hanno subito numerosi migranti, nonché ai ripetuti stupri, anche di gruppo, cui sono state sottoposte diverse donne.