Patrimonio da 10 milioni di euro e tassi d’interesse al 212%, scoperto usuraio

Ernesto Bruno
E’ davvero un sequestro patrimoniale record (da 10 milioni e 400.000 euro) quello che i finanzieri del Comando Provinciale di Lecce hanno operato nei confronti di un singolo soggetto, un 76enne di Taviano (LE), ritenuto responsabile dei reati di usura e abusivo esercizio di attività creditizia.
L’attività di indagine condotta nei confronti dell’attempato usurario, iniziata nel giugno 2011 a seguito della denuncia presentata da un imprenditore di Gallipoli (LE), ha consentito di svelare numerosi fatti di usura ed esercizio abusivo del credito perpetrati nei confronti di molte vittime, che hanno confermato agli investigatori di aver ricevuto dallo “strozzino” prestiti di denaro sui quali venivano applicati tassi d’interesse impossibili che oscillavano tra il 60% ed il 212%.
In alcuni casi, al fine di occultare la reale natura dei rapporti intercorsi con i suoi stessi “clienti”, l’usuraio aveva simulato la vendita di terreni agricoli a cui faceva seguito il pagamento del prezzo fissato nell’atto a mezzo di assegni.
Il sistema escogitato consentiva quindi di conferire un’apparente regolarità economico-giuridica alla restituzione dell’intero prestito ricevuto, comprensivo degli interessi legali, se non fosse che i terreni in questione rimanevano, però, nella piena disponibilità dell’usuraio.
In un altro caso, a fronte di un prestito in assegni bancari per 51.000 euro, l’usuraio in questione ha preteso in garanzia il conferimento di una “procura irrevocabile a vendere” alcune quote di società di proprietà di una sua vittima, fino alla completa estinzione del debito.
Quando lo “strozzino” si è però reso conto delle difficoltà incontrate dalla vittima per restituirgli il prestito (ovviamente comprensivo degli interessi usurari) poco prima della scadenza di validità della stessa “procura a vendere” che aveva già estorto, ha ceduto l’azienda a sua moglie impossessandosi così di un piccolo polo industriale del valore di oltre 105.000 euro, il che ha configurato il fatto come un’operazione usuraria realizzata un iper-tasso d’interesse del 212%.
A conclusione dell’indagine le Fiamme Gialle leccesi, su ordine della locale Procura della Repubblica, hanno così operato il sequestro preventivo di 3 società di capitali operanti nel settore della compravendita immobiliare, 9 rapporti finanziari di conto corrente per un saldo complessivo pari ad oltre 211mila euro, 53 fabbricati siti in Taviano (LE) e 29 terreni agricoli siti a Taviano (LE) ed Alezio (LE).
Il tutto, come detto sopra, per un valore complessivo pari a 10 milioni 400mila euro.
Il sequestro “per sproporzione”, come quello disposto per questa incredibile vicenda, è disciplinato dall’attuale normativa antimafia che consente, anche per il reato di usura, di sottoporre a sequestro il patrimonio del presunto responsabile nel caso in cui, a seguito di specifiche indagini economico-patrimoniali, risulti un’evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità patrimoniali di cui gode l’indagato, nel caso in cui lo stesso non sia in grado di giustificarne la lecita provenienza.
Nel caso specifico è oltremodo significativo come il 76enne abbia dichiarato al Fisco nel 2011 solo 340 euro, mentre nei precedenti anni 2008, 2009 e 2010 soltanto 19, 28 e 108 euro.
Redditi praticamente nulli e che, almeno in apparenza, erano compatibili con il suo status di “nullatenente”, visto che l’ingente patrimonio che gli è stato sequestrato risultava di fatto intestato alla moglie e ai suoi tre figli.