Polizia: scattata a Trapani l’operazione "Golem"

red

Dalle prime ore di oggi, nelle province di Trapani, Palermo, Roma e Piacenza, investigatori della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo e alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo – con la collaborazione dei collaterali Uffici di Roma e Piacenza – al termine di una complessa ed articolata attività investigativa, esperita principalmente in provincia di Trapani, stanno eseguendo 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. di Palermo, su richiesta di quella Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di  associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti,   trasferimento fraudolento di società e valori e altri gravi reati.  Sono stati colpiti i mandamenti di Castelvetrano e Trapani direttamente riconducibili al boss Matteo Messina Denaro. Sono impegnati nell’operazione oltre 300 uomini della Polizia di Stato.

Oltre all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, gli  investigatori della Polizia di Stato stanno sequestrando beni riconducibili all’organizzazione ed eseguendo numerose perquisizioni nella provincia trapanese ed in altre città.

Sono in atto perquisizioni in diverse carceri italiane nei confronti di elementi appartenenti a "cosa nostra" trapanese risultati in contatto con gli indagati odierni.

Le indagini svolte dalla Polizia di Stato, si sono dimostrate particolarmente complesse, penetrando un intricato tessuto di relazioni prodromiche alla commissione di attività illecite di varia natura. Sono stati utilizzati i più sofisticati sistemi di investigazione per disarticolare le maglie dell’organizzazione criminale. L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ed ha visto l’intervento del Procuratore della Repubblica, Dr. Francesco MESSINEO, e dei Procuratori Aggiunti, Dr. Roberto SCARPINATO e D.ssa  Maria Teresa PRINCIPATO. I firmatari della richiesta del provvedimento restrittivo emesso dal G.I.P. sono stati i Sostituti Procuratori, Dr. Calogero Roberto PISCITELLO, Dr. Paolo GUIDO, Dr.ssa  Sara MICUCCI.

L’importante operazione ha consentito di individuare ruoli, strategie, modalità operative di "cosa nostra" trapanese proiettata, tra le altre cose, a realizzare condotte illecite, funzionali alla realizzazione degli interessi e delle attività dell’associazione medesima. Le conseguenti strategie erano direttamente ispirate dal boss Matteo Messina Denaro, vertice della struttura mafiosa colpita.

Le indagini hanno consentito di riscontrare direttamente il contenuto di "pizzini" attribuiti a Matteo Messina Denaro, sequestrati dalla Polizia di Stato negli ultimi anni, permettendo così di ricostruire il canale di corrispondenza intrattenuto tra il boss trapanese con  elementi di vertice di "cosa nostra", tra cui Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo; collegamento assicurato da fedelissimi del capo mafia trapanese. Essi si sono prestati a recapitare e/o ricevere la corrispondenza intrattenuta da Matteo Mesina Denaro, per la realizzazione degli obiettivi precipui dell’organizzazione mafiosa "cosa nostra".

I soggetti catturati sono elementi di primo piano organici a "famiglie" mafiose della provincia di Trapani. Le indagini della Polizia di Stato hanno confermato l’importanza strategica delle famiglie di Castelvetrano e di Campobello di Mazara nel sostegno alla latitanza del boss Matteo Messina Denaro, in nome e per conto del quale operavano. Tra i destinatari della misura restrittiva, figurano, in particolare, elementi apicali della "cosa nostra" trapanese, tra cui i  capi strategici della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, nonché Mario Messina Denaro, cugino del latitante.

Le indagini del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, inoltre, hanno permesso di svelare la realizzazione di condotte dirette all’approvvigionamento di fondi e al reinvestimento di capitali, all’acquisizione e al controllo di attività economiche per  la realizzazione di indebiti  profitti. E’ pure emersa l’esistenza di un traffico di stupefacenti tra la Capitale e la provincia di Trapani, sempre finalizzato al mantenimento in vita della menzionata organizzazione criminale.

Le attività hanno permesso di delineare i compiti operativi dei singoli appartenenti all’organizzazione, impegnati, anche, nel sostegno logistico al latitante Matteo Messina Denaro, commettendo attività illecite a vantaggio dell’organizzazione da lui diretta e fornendo al boss trapanese anche falsi documenti d’identità, procurati attraverso elementi della cosca operativi nella capitale.

Gli investigatori della Polizia di Stato hanno, altresì, scoperto varie attività delittuose tra le quali una pressante azione estorsiva posta in essere dalla cosca castelvetranese nei confronti di un imprenditore edile locale con richiesta di "pizzo" pari a 100.000 euro, per i lavori di costruzione di  numerosi immobili.

Nel corso dell’intera indagine che ha condotto all’operazione GOLEM, sono state individuate proiezioni di "cosa nostra" trapanese in Venezuela, dove sono stati catturati 2 esponenti di spicco dell’organizzazione direttamente legati a Matteo Massina Denaro, quali Spezia Viencenzo e Termine Francesco. Il primo è stato catturato nel maggio del 2007, dopo 10 anni di latitanza, ed il secondo è stato arrestato nell’ottobre del 2007, dopo 15 anni di latitanza. Spezia Vincenzo è conosciuto come killer ed elemento di vertice della "famiglia" mafiosa di Campobello di Mazara, mentre Termine Francesco era organico a "cosa nostra" agrigentina collegata con la mafia trapanese.

L’operazione odierna rientra in un più ampio dispositivo predisposto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso,  le cui conseguenti linee operative sono affidate alla Direzione Centrale Anticrimine che agisce attraverso il Servizio Centrale Operativo e le strutture investigative territoriali della Polizia di Stato.