Ponte sullo Stretto, il protocollo antimafia

Domenico Silvestri

Un protocollo per prevenire infiltrazioni mafiose negli appalti per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina è stato sottoscritto ieri al Viminale alla presenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni. L’intesa, che riguarda la realizzazione della cosiddetta ‘Variante di Cannitello’ per lo spostamento della linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria, propedeutico alla posa in opera della torre sul lato calabrese, è stata siglata tra il prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta e gli amministratori delegati delle società Stretto di Messina s.p.a. e Eurolink s.p.a, rispettivamente Pietro Ciucci e Michele Leone, nonchè dai segretari generali dei sindacati Fillea-Cgil Walter Schiavella, Filca-Cisl Domenico Pesenti e Feneal-Uil Antonio Correale. Promossa dal Comitato di coordinamento per l’Alta sorveglianza delle Grandi opere guidato dal prefetto Frattasi, l’accordo prevede specifiche misure come il monitoraggio dei dati relativi a tutte le società e le imprese interessate ai lavori, attraverso un flusso costante di informazioni tra prefettura, contraente generale e società concessionaria. La ‘certificazione antimafia’ verrà estesa in modo rigoroso a tutte le ipotesi contrattuali, anche sotto la soglia individuata dalla legislazione ordinaria, con particolare riguardo alle prestazioni considerate più a rischio (smaltimento rifiuti, noli a caldo e a freddo, movimento terra). «La firma del protocollo – ha affermato il ministro dell’Interno – segna un punto di svolta importante nella direzione di mettere insieme tutte le forze in campo per realizzare le opere mettendole in sicurezza sotto il profilo dell’antimafia». «Vogliamo definire un modello – ha continuato Maroni – che possa poi essere utilizzato altrove e realizzare interventi mirati che siano delle buone prassi: lo abbiamo già fatto con il tavolo di Caserta che abbiamo poi applicato a Bari, Reggio Calabria e Palermo dopo averlo verificato per mesi. Vogliamo farlo anche per questa iniziativa.  Puntiamo anche – ha continuato il responsabile del Viminale – a definire delle ‘White list’ di aziende che hanno i requisiti in regola per partecipare alle gare. Se il protocollo darà risultati, lo applicheremo anche ad altre situazioni delicate come l’Expo 2015 di Milano».