Propaganda Fest, un ruolo sociale per la propaganda

Lorenzo Della Corte

Giovedì 20 ottobre, nella splendida cornice di Villa Blanc, si è svolta una stimolante giornata di studi sul ruolo della propaganda dal Seicento ai giorni d’oggi.

La Luiss Business School, in collaborazione con il comitato promotore di Propaganda Fest, ha deciso di organizzare questo convegno per celebrare i 400 anni dall’istituzione della Congregatio de Propaganda Fide, ovvero la Congregazione fondata da Papa Gregorio XV per evangelizzare l’ecumene, primo vero e proprio organo istituito per sviluppare una campagna di divulgazione erga omnes.

La giornata di studi ha permesso di analizzare, attraverso un approccio interdisciplinare, lo sviluppo e la trasformazione della propaganda dal Seicento ai giorni odierni. Dopo un primo excursus filosofico, curato dal Prof. Maffettone, nel quale ci si è interrogati sul valore della propaganda e sulla sua originaria natura persuasiva e divulgativa e non, come è accaduto con l’avvento delle società di massa, manipolativa; la giornata si è sviluppata cercando di esaminare sia l’evoluzione storica del concetto di propaganda, con le sue declinazioni nel corso dei secoli, sia il rapporto con la contemporaneità e gli strumenti comunicativi che, nell’era dei social, sono messi a disposizione non più solamente di chi detiene il potere, ma anche e soprattutto, dei professionisti dell’informazione e della comunicazione.

Una delle principali questioni che sono sorte durante i tre panel che hanno visto come mediatori Roberto Basso, Francesco Nicodemo e Michelangelo Suigo, è stato lo stretto rapporto che intercorre tra etica e comunicazione ma, principalmente, il ruolo che l’attore politico deve interpretare nell’agone digitale: bisogna cavalcare la tigre della viralità oppure è compito della politica guidare le masse al di sopra dei propri istinti?

La comunicazione politica odierna, a differenza di quanto accadeva prima dell’avvento della televisione prima e dei social poi, segue ritmi frenetici: non conta indirizzare, quanto esserci. Quello che sembrerebbe contare è la visibilità, non importa il come o il perché, esiste soltanto l’immediato e, in tal modo, viene meno il messaggio, il lungo periodo, il progetto. A tal proposito, durante il convegno è stato trattato il tema delle piattaforme social e di come, considerata la velocità dello scambio e la molteplicità e la frammentarietà del discorso politico, non solo il Legislatore ma gli stessi attori in campo dovessero rapportarsi con questi strumenti che permettono di veicolare in maniera istantanea milioni di notizie, sia vere che false, e che possono così influenzare il pubblico di riferimento. 

Partendo proprio da questa nuova frontiera, da questo spazio di libertà e possibilità che si è cercato di oltrepassare il mero fine manipolativo del discorso propagandistico, prospettando un ruolo sociale per la propaganda che, scevra della propria natura negativa, potrebbe svolgere un’azione persuasiva nei riguardi della società civile al fine di divulgare messaggi costruttivi o, semplicemente, diffondere buone pratiche come è avvenuto, per esempio, durante il periodo pandemico.

È dunque possibile immaginare per la propaganda un ruolo sociale? Questa è la sfida che è stata lanciata dal primo Propaganda fest.