Il 2026 si conferma un anno di accelerazione strategica per la cyber-resilienza, ma anche di evoluzione per le minacce che sfruttano l’intelligenza artificiale e l’ingegneria sociale. Tra i pericoli più insidiosi che stanno ridefinendo il panorama della sicurezza troviamo il “quishing” (QR phishing), una tecnica evasiva che trasforma un innocuo quadratino pixellato in una porta d’accesso per attacchi sofisticati e difficili da rilevare con i filtri tradizionali.
L’intelligenza artificiale: un’arma a doppio taglio
L’AI non è più solo uno scudo, ma una superficie di attacco dinamica. Mentre le organizzazioni la usano per accelerare i cicli di sviluppo e migliorare il rilevamento, i cybercriminali la sfruttano per creare esche personalizzate e bypassare le difese perimetrali.
- Velocità di esecuzione: Le attività che una volta richiedevano mesi ora vengono completate in poche settimane grazie all’automazione AI.
- Evasività: Il “quishing” sfrutta la cecità degli scanner di posta elettronica tradizionali, che faticano a interpretare il contenuto malevolo nascosto all’interno di un’immagine (il QR code).
- Shadow IT e LLM: L’adozione crescente di modelli linguistici apre scenari inediti di rischio, rendendo necessaria una governance rigorosa sui prompt e sui dati.
Oltre la compliance: la necessità di resilienza operativa
Con l’entrata in vigore della NIS2, l’attenzione si è spostata verso la governance e la gestione del rischio. Tuttavia, in molti contesti italiani, permane un divario tra la compliance formale e la reale capacità di risposta operativa.
“La vera trasformazione consiste nel passare da una logica puramente documentale alla dimostrazione concreta che un piano di ripristino possa essere eseguito sotto pressione reale.”
La frammentazione resta uno dei principali rischi nascosti: molte aziende operano con console multiple e policy non allineate, allungando i tempi di reazione proprio quando la velocità è determinante.
Tre pilastri per contrastare le minacce evasive nel 2026
Per affrontare minacce come il quishing e gli attacchi basati su AI, la difesa deve evolvere verso una piattaforma unificata.
- Integrazione Nativa: Unire cybersecurity e protezione dei dati in un’unica architettura per eliminare i silos operativi.
- Validazione del Recovery: Non limitarsi ad avere un backup, ma testare le procedure di ripristino con scenari di crisi reali e vincoli temporali stringenti.
- Governance dell’Identità: Poiché l’identità è la porta d’accesso a tutto l’ecosistema SaaS, la sua protezione e il test del suo ripristino devono diventare prioritari.
In definitiva, se pensavate che il peggio fosse un’email scritta male, il 2026 ci ricorda che i cybercriminali sono diventati molto più creativi. La resilienza non è più un progetto con una fine, ma una scelta di governance continua





