Reggio Calabria, sequestrato patrimonio “sospetto”

Domenico Silvestri

   A seguito dell’emissione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, il personale della locale DIA ha sottoposto a sequestro società, beni mobili e immobili, conti correnti bancari nella disponibilità di Giovanni Zema, reggino, ex vigile urbano che nei primi anni ’80 ha intrapreso l’attività imprenditoriale nel settore edilizio. L’uomo è sospettato di essere contiguo ad associazioni di stampo mafioso operanti nelcapoluogo calabrese, come le cosche Araniti, Audino, Libri e Serraino. In passato è stato più volte oggetto di indagini per presunti legami con esponenti della criminalità reggina, tramite l’impresa edile denominata C.E.S.A.F. La Questura lo segnalava all’epoca legato da vincoli di amicizia con il noto boss Francesco Serraino e con il figlio Alessandro, entrambi uccisi nel 1986. Venne poi inquisito, unitamente ai vertici dell’USL 31 di Reggio Calabria, per illeciti commessi in appalti pubblici nel settore sanitario, condannato in primo grado e assolto in appello per intervenuta prescrizione dei reati. Nel 1989 è stato sottoposto ad avviso orale dal Questore di Reggio Calabria e nel 2001 è stato oggetto di indagini da parte della DIA per presunte irregolarità legate all’aggiudicazione di una gara di appalto per la costruzione dell’ospedale della città. La C.E.S.A.F. nell’occasione si era costituita in associazione temporanea d’impresa con altre due società, tra cui Costruzioni Sud srl gestita da Domenico Araniti, fratello del noto capocosca Santo. Nello stesso anno fu altresì rinviato a giudizio per vicende legate ad altre presunte irregolarità nell’aggiudicazione – sempre alla stessa Associazione di imprese rappresentata dagli Araniti – di un appalto pubblico relativo alla costruzione di 276 alloggi ma per entrambe le vicende Zema fu assolto. E ancora gli investigatori del R.O.S. dei Carabinieri scoprirono frequentazioni tra l’imprenditore e i fratelli Audino, Francesco e Mario; Zema inoltre risulta essere stato oggetto di indagini nell’ambito della nota operazione “Testamento”, conclusa nel 2007 dalla locale Squadra Mobile, che ha portato all’arresto di numerosi esponenti della cosca Libri, pur se nei suoi confronti l’organo giudicante non ravvisava gli estremi dell’emissione di un provvedimento restrittivo, ma di cui stigmatizzava invece una posizione di contiguità alla cosca stessa. Il provvedimento odierno del Tribunale è stato emesso a seguito di accertamenti patrimoniali svolti dalla DIA reggina. Il Tribunale ha ravvisato l’esistenza di una tipica “impresa mafiosa” che si impone sul mercato attraverso metodi sleali, con sinergie con le istituzioni locali e l’esclusione di altre imprese grazie al rilevantissimo peso che deriva dal sodalizio mafioso di riferimento, alterando così il principio di libera concorrenza. È stata rilevata una sorta di “zona grigia” dell’imprenditoria, non formalmente affiliata a uno specifico sodalizio criminoso, ma in grado di porre le proprie potenzialità economiche al servizio dei vari gruppi malavitosi e di ricavarne corrispondenti utilità. In particolare il provvedimento di sequestro ha interessato il patrimonio aziendale della Cesaf srl, quello della Roof garden srl e della società Fratelli Zema srl, fabbricati, terreni, appartamenti e un locale adibito a deposito, una villa, 44 autoveicoli a uso aziendale e personale, un’imbarcazione e conti correnti bancari. Il tutto per un valore quantificabile complessivamente in circa 30 milioni di euro.