Rimini: agli arresti un finto commercialista

Leonardo Ricci

Erano numerosi i clienti che gli avevano affidato le loro incombenze di carattere fiscale ma quel commercialista al quale si erano rivolti, pur avendo conseguito una laurea in economia e commercio, non aveva mai sostenuto il necessario esame per l’iscrizione all’Albo dei Commercialisti e (cosa ben più grave) con la sua attività abusiva e truffaldina ha causato un ingente danno finanziario allo Stato e ai suoi malcapitati assistiti.

E’ questa la vicenda di un 48enne “professionista” napoletano sul conto del quale i finanzieri del Comando Provinciale di Rimini hanno cominciato a indagare, dopo svariate denuncie fatte partire da cittadini infuriati per aver imprevisti ricevuto avvisi di pagamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Gli stessi contribuenti, infatti, erano convinti di essere in regola con l’Erario anche perché avevano già provveduto a consegnare al “professionista” i soldi necessari per far fronte ai loro obblighi tributari.

Il sedicente commercialista, però, non solo non eseguiva i pagamenti per i quali era stato incaricato e retribuito ma, in alcuni casi, non presentava nemmeno le dichiarazioni dei redditi ai lui affidate dai clienti presso lo studio professionale di Cattolica (RN) dove operava.

A giustificazione delle pretese avanzate dall’Amministrazione Finanziaria, lo pseudo-commercialista invitava i propri assistiti a non preoccuparsi poiché, a suo dire, si trattava delle solite “cartelle pazze”.

Ovviamente quello era solo un modo per prendere tempo e intascare quanto più denaro possibile, sino a quando le fiamme gialle riminesi non hanno scoperto il suo giro truffaldino poi terminato agli arresti domiciliari.

A carico dell’uomo, che dovrà ora rispondere di esercizio abusivo della professione, si contestano anche altre ipotesi di reato come la truffa aggravata, la calunnia e il furto (quest’ultimo ascrittogli dopo la sparizione di assegni custoditi da suo collega di studio).

A conclusione delle indagini gli investigatori della Guardia di Finanza hanno quantificato il danno cagionato, sia clienti, sia allo Stato, che ammonta ad oltre un milione e 350 mila euro.