Ritorna il "venerabile" Licio Gelli con una frode da 17mln di euro

Leonardo Ricci

“Villa Wanda”, la storica dimora di Licio Gelli, ex Maestro Venerabile della loggia massonica segreta “P2”, è stata sequestrata stamattina dai finanzieri del Comando Provinciale di Arezzo a seguito di un provvedimento emesso dal GIP del locale Tribunale.

La lussuosa residenza, più volte balzata agli onori delle cronache, è ora serrata dai sigilli del Magistrato che accusa Gelli ed i membri della sua famiglia di frode fiscale da oltre 17 mln. di euro.

Lo stabile che si trova sulla collina di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo, strutturato su due fabbricati per un totale di 32,5 vani, con annessi piscina e locale serra, nonché terreni agricoli della superficie complessiva di mq 11.150, è finita nel mirino degli inquirenti al termine di un’indagine che le Fiamme Gialle hanno condotto unitamente all’Agenzia delle Entrate, con la quale è stato possibile scoprire un sistema di frode architettato ad hoc dalla famiglia Gelli per eludere le cospicue imposte ancora dovute allo Stato, ed evitare che Equitalia potesse pignorare la loro lussuosa villa.

La vicenda risale al 1998, periodo in cui l’Agenzia delle Entrate di Arezzo era entrata in possesso di un testamento olografo di Licio Gelli. Il documento, rinvenuto dalla Polizia Giudiziaria francese, attestava in maniera univoca il possesso di disponibilità patrimoniali in territorio estero, mentre altra documentazione provava il sostenimento di forti spese in favore dei tre figli, tutto ciò per importi di molto superiori ai redditi dichiarati.

Da qui alla contestazione di aver omesso i pagamenti dovuti sulle imposte sui redditi e su quelle di registro il passo è breve e così, dopo i ricorsi vinti dall’Amministrazione Finanziaria davanti alle Commissioni Tributarie, arriva il momento della quantificazione sulle cartelle esattoriali che richiedono a Licio Gelli una somma di 8,8 milioni di euro, al figlio Maurizio 7,2 milioni, alla figlia Maria Rosa 1,1 milioni ed altri 500mila euro al primogenito Raffaello.

Nel corso delle indagini è emerso anche che gli indagati, ben consci dei loro rilevanti debiti nei confronti dell’Erario, prevedendo l’inevitabile procedura di riscossione coattiva da parte di Equitalia, hanno messo in atto un piano per svestirsi della proprietà di “Villa Wanda” cedendola fittiziamente a una società pur continuando a mantenerne totalmente il controllo.

L’ex Maestro Venerabile, unitamente ai figli, alla moglie e al nipote, dovrà ora rispondere del reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”.