Roma, Rebibbia: detenuto rinvenuto cadavere

Redazione

Un detenuto italiano di 36 anni, A.C., nato a Napoli, è stato trovato morto questa mattina nella sua cella all’interno del carcere di Roma Rebibbia. Minorato psichico, era in carcere per i reati di tentato omicidio e rapina ed aveva un fine pena nel gennaio 2027. Sono in corso accertamenti per capire le cause del decesso: probabili le cause naturali.
“La notizia della morte del detenuto intristisce tutti, specie coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità. Non a caso proprio questa mattina abbiamo tenuto a Roma una manifestazione di protesta davanti alla sede dell’Amministrazione Penitenziaria, alla quale ha partecipato una folta delegazione di Baschi Azzurri provenienti dai penitenziari romani di Rebibbia, per denunciare l’assenza di provvedimenti concreti sui problemi penitenziari e verso i nostri Agenti, lasciati da soli a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.”
E’ il commento di Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri
“Questa ennesima morte di un detenuto testimonia ancora una volta la drammaticità della vita nelle carceri italiane” rilancia il SAPPE, che rinnova il suo appello alla classe politica del Paese. “A poco o nulla è servita ad oggi la legge approvata sulla detenzione domiciliare, la legge 199 del novembre 2010 (improvvidamente definita ‘svuota carceri’), che consente di scontare ai domiciliari pene detentive non superiori a un anno, oggi elevati a diciotto mesi dal recente provvedimento del Governo in materia penitenziaria. Ma rispetto all’indulto che fece uscire complessivamente e quasi subito circa 35mila persone detenute, ad oggi con la legge sulla detenzione domiciliare sono uscite poco più di 5mila persone dalle oltre 200 carceri italiane. Rinnoviamo allora l’auspicio che la classe politica ed istituzionale del Paese faccia proprie le importanti e pesanti parole dette dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle nostre carceri “terribilmente sovraffollate” e ci si dia dunque da fare – concretamente e urgentemente – per una nuova politica della pena, necessaria e non più differibile, che ‘ripensi’ organicamente il carcere e l’Istituzione penitenziaria, che preveda circuiti penitenziari differenziati a seconda del tipo di reato commesso ed un maggiore ricorso alle misure alternative per quei reati di minor allarme sociale con contestuale impiego in  lavori di pubblica utilità per il recupero ambientale del territorio”.