SAPPE: le criticità negli Ospedali psichiatrici

Roberto Imbastaro

“La Commissione d’inchiesta sugli ospedali psichiatrici giudiziari, guidata dal senatore Ignazio Marino, ha riproposto con forza il problema della gestione di strutture di reclusione che hanno bisogno di una progettualità tale da garantire l’assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori, quali appunto gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Certo è che i buoni propositi delle Direzioni si scontrano sempre più spesso con una cronica carenza di fondi, dopo i tagli disposti dal Ministro della Giustizia e i ritardi nella gestione dell’assistenza medica al Servizio Sanitario Nazionale. E colpevole è anche una diffusa e radicata indifferenza della politica verso questa grave specificità penitenziaria”.

E’ quanto scrive in una nota diretta al Ministro della Giustizia Angelino Alfano ed al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Franco IONTA il Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Donato CAPECE,   il primo e più rappresentativo della Categoria, commentando alcune recenti dichiarazioni del presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, sugli Ospedali psichiatrici giudiziari.

“A subire le conseguenze di questo diffuso disinteresse verso gli O.P.G.” aggiunge “sono gli agenti di Polizia Penitenziaria e gli stessi internati, che dovrebbero essere curati e non custoditi, tanto che la presenza della Polizia Penitenziaria mal si concilia con lo status di internato quale soggetto per lo più non imputabile e quindi incapace di intendere e di volere, poiché la pericolosità sociale non può precedere lo status mentale, come accade nell’articolo 203 del Codice penale, il quale disvela tutta la sua  impostazione autoritaria, ben lontana dalle concezioni psichiatriche che si andavano sempre più affermando. L’attuale crisi degli O.P.G. è il punto di arrivo di una escalation negativa che ha portato all’aumento inversamente proporzionale del numero degli internati, rispetto a quello degli agenti di Polizia Penitenziaria. Dando attuazione alle direttive del Ministero della Giustizia, che ha disposto il blocco degli organici negli O.P.G., la dotazione organica degli agenti è scesa in cinque anni di circa 40 unità fino agli attuali 119, a fronte di un aumento esponenziale di internati, dai 178 nel 2008 agli attuali 357. In ogni reparto, infatti, a fronte di oltre 100 ricoverati, è presente un solo agente rispetto ai tre previsti fino a qualche anno fa per garantire la sorveglianza su due piani dell’immobile e all’interno del cortile. In queste condizioni è evidente come diventi impossibile la gestione dei reparti, con il rischio quotidiano di risse, aggressioni e gesti di autolesionismo, alimentati anche dagli spazi ristretti in cui sono costretti a vivere gli internati, incompatibili con il disagio psichiatrico. Occorre che i politici, a tutti i livelli, invece delle solite passerelle a cui si accompagnano puntualmente anatemi e demagogie quanto estemporanee soluzioni, si facciano carico del loro ruolo istituzionale, mettendo le strutture psichiatriche nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, poiché le condizioni disumane in cui versano gli O.P.G. sono il frutto di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma soprattutto dei vertici dell’Amministrazione che certamente aveva cognizione di quanto è emerso dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. E’ giunto insomma il momento di rifuggire dalla logica del capro espiatorio.”