Si vis pacem, para bellum. Cerasa intervista Guerini

Lorenzo Della Corte

In occasione della festa dell’Innovazione, una due giorni organizzata da Il Foglio presso il Teatro Goldoni di Venezia, il direttore Claudio Cerasa ha intervistato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. 

I principali temi trattati nel corso del colloquio hanno, chiaramente, riguardato la guerra che sta devastando l’est dell’Ucraina e il modo in cui la politica italiana e, di conseguenza, il popolo italiano dovrebbero confrontarsi con un argomento così delicato e cruciale. 

Come più volte è stato sostenuto dal quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, in Ucraina non è in gioco soltanto la legittima sovranità territoriale di Kiev, ma è in paliomolto di più, ovvero la credibilità e i valori dell’Occidente che, il 24 febbraio scorso, sono stati ufficialmente sfidati dal presidente russo Vladimir Putin.

Uno degli aspetti più interessanti che è stato trattato nel corso del dialogo è stato, senz’altro, la distinzione tra pace e pacifismo. Per chi segue le pagine del quotidiano la scelta di campo del direttore Cerasa è netta da tempoe dello stesso avviso è stato altresì il ministro. Guerini, infatti, ha tenuto a specificare che se si vuole giungere ad una pace giusta, non si può abbandonare il popolo ucraino alla mercé dell’invasore.

«Se vuoi la pace devi dimostrare di volerla difendere – ha sottolineato il ministro – e quindi devi saperti confrontare con il contesto e con i fatti ed essere molto chiaro quando ci sono situazioni come quelle che stiamo affrontando. Quando ci sono un paese aggressore e uno aggredito, la comunità internazionale e l’Italia, anche in relazione ai principi della Carta costitutiva delle Nazioni Unite, non possono che stare dalla parte dell’aggredito, lavorando però perché vi sia anche la possibilità di arrivare a uno sbocco negoziale che porti poi alla cessazione delle ostilità e alla realizzazione di una pace solida e giusta».

Non è possibile parlare di pace se non si è disposti a difenderla, se non si è preparati per difenderla. In un mondo in subbuglio, dove gli Stati Uniti non sembrano più in grado di poter garantire l’ordine internazionale, è giunto il momento per l’esame di maturità della Comunità Europea e dei suoi stati membriaffinché delineino un progetto di difesa comune che non vada più semplicemente a rimorchio di quanto prescritto da Washington, ma che detti le proprie linee guida e le proprie ambizioni.

«La Difesa europea – ha detto Guerini a Cerasa – va inquadrata nella sua giusta dimensione: avere l’ambizione come Europa di raggiungere autonomia strategica che non è autonomia da, ma è autonomia per. Non dobbiamo ricercare un’autonomia dal rapporto transatlantico, dalla Nato, ma dobbiamo immaginare un’autonomia per fare alcune cose». 

Il ministro Guerini immagina un’Europa che abbia la volontà di progettare una politica estera comune che non si limiti ad interventi economici disorganizzati portati avanti, spesse volte, anche a discapito di altri membri della Comunità, ma una nuova Europa che abbia la determinazione per strutturare una nuova politica che, attraverso sforzi diplomatici, militari ed economici congiunti, sappia tratteggiare un nuovo sistema internazionale di cooperazione e sviluppo.

In questo inquieto contesto geopolitico, come sta dimostrando la resistenza ucraina, per difendere la pace non possono bastare, seppur fondamentali, unicamente sofismi e buone intenzioni. Per difendere la pace servono investimenti, strategia, cooperazione: si vis pacem, para bellum.