Sicurezza stradale nel trasporto pesante

la redazione
«È con grande orgoglio che possiamo annunciare i risultati di quella che, a tutti gli effetti, si conferma come una best practice italiana a livello europeo. Un’attenta opera di sensibilizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie hanno portato ad una riduzione dell’incidentalità in un settore particolarmente a rischio come quello del trasporto pesante. E’ la dimostrazione che, unendo vari elementi, si possono ottenere risultati importanti nel campo della sicurezza stradale». 

Con queste parole Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, ha commentato gli esiti del convegno “Sicurezza stradale nel trasporto pesante. Una best-practice per i giganti della strada”, che si è svolto oggi nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati.

Nell’occasione sono stati presentati i risultati del progetto di risk management e loss prevention per le flotte di mezzi pesanti avviato da Fondazione ANIAe Gruppo Federtrasporti a partire dal 2004.

 Il programma, che ha l’obiettivo di sensibilizzare gli autotrasportatori sull’importanza di maggiori e più attenti controlli delle proprie condizioni psico-fisiche e aumentare la conoscenza dei danni diretti e indiretti causati delle cattive condotte di guida, è accompagnato anche da una sperimentazione sull’uso di nuove tecnologie on-board per il soccorso e l’analisi della dinamica degli incidenti.

Su 2.000 veicoli pesanti che, a partire dal 2008, hanno partecipato alla sperimentazione, è stata installata una scatola nera per raccogliere dati utili ad analizzare i comportamenti di questi mezzi.

 In sintesi, l’esito del progetto è stato ricordato da Emilio Pietrelli, presidente del Gruppo Federtrasporti:«Se la nostra frequenza sinistri fosse rimasta quella del 2003, quella cioè antecedente al progetto, oggi dovremmo fare i conti con oltre 1500 incidenti in più, con tutte le conseguenze economiche e umane che avrebbero generato. Invece, la nostra frequenza sinistri si è ridotta di quasi 30 punti percentuali grazie a diverse azioni formative, tutte orientate a diffondere una cultura di sicurezza e di conseguenza a coinvolgere le persone.

Un lavoro di coinvolgimento possibile in particolare in strutture aggregate (per lo più, consorzi e cooperative) come le nostre, in cui le relazioni interpersonali sono in pratica un tutt’uno con quelle lavorative. Ovviamente, dove questa relazione si precarizza anche l’investimento in sicurezza ottiene minori risultati».

 Il settore del trasporto merci incide, infatti, notevolmente sulla mobilità ed è una componente dell’incidentalità stradale.

Basti pensare che nel 2009 in Italia, i mezzi pesantisono stati coinvolti in 12.748 incidenti (il 5,9% del totale dei sinistri) che hanno riguardato 25.452 veicoli e provocato 254 morti e 10.453 feriti, rispettivamente il 6% delle vittime e il 3,4% dei feriti complessivi. (Fonte: ACI-Istat).

 Mentre, nel complesso, l’andamento della frequenza sinistri di questo segmento mostra segnali di miglioramento, estremamente più seria è la situazione dell’incidentalità delle flotte di mezzi pesanti conto terzi: secondo un’analisi dell’ANIA (Stima tratta dalla statistica annuale ANIA su un campione dell’87% circa del mercato assicurativo.) la frequenza dei sinistri causati è pari al 39,6%, ovvero ogni 100 autocarri assicurati circa 40 sono stati coinvolti in un incidente stradale con responsabilità del conducente.

Si tratta di valori nettamente superiori a quelli registrati da tutte le tipologie di veicoli, che nel 2009 hanno fatto rilevare una frequenza sinistri pari al 7,71%.

 I dati raccolti da Fondazione ANIA e Gruppo Federtrasporti attraverso il progetto “Sicurezza stradale nel trasporto pesante” mostrano una flessione significativa della frequenza e del numero dei sinistri dei mezzi pesanti monitorati che è passata dal 68,8 % del 2003 al 41,3% del 2010. Anche l’analisi dell’introduzione di nuove tecnologie sulle flotte, come ad esempio il sistema della “Scatola nera”, ha fatto registrare risultati positivi: la frequenza sinistri dei 2.000 veicoli pesanti dotati di scatola nera è passata, infatti, dal 41,1% del 2008 (anni di inizio del monitoraggio) al 39,5% del 2009 ed è sempre stata inferiore a quella dei mezzi che non sono dotati del dispositivo.  

«Il trasporto commerciale è una spina dorsale dell’economia del nostro Paese – ha commentato il Presidente della Fondazione ANIA, Sandro Salvati – per questo merita una cultura delle regole moderna e appropriata. Sottovalutare la reale entità dei problemi legati all’incidentalità del trasporto pesante, non rende giustizia alle aziende, ai professionisti seri e prudenti e, soprattutto alle vittime degli incidenti stradali, a qualunque categoria esse appartengano. Purtroppo alcuni dati di questi primi mesi del 2011 mostrano un trend degli incidenti in peggioramento. Tutto ciò deve spingere istituzioni e operatori a “fare sistema” per prevenire, educare e controllare. Il progetto “Sicurezza nel trasporto pesante” è la dimostrazione concreta che è possibile ridurre l’incidentalità legata al trasporto pesante.

Siamo convinti che una formazione adeguata  possa indurre i conducenti ad adottare comportamenti virtuosi».

 Sulla stessa scia anche Emilio Pietrelli, che non a caso ha espresso la volontà del Gruppo Federtrasporti di «andare avanti nel progetto, introducendo anche nuovi interventi, finalizzati a monitorare i sinistri attraverso una serie di dati più allargata (tipologia del rapporto professionale dell’autista, distanze medie percorse, ecc) e continuare ad approfondire la conoscenza dello stato di salute di chi è impegnato ogni giorno alla guida».