Truffe in Tv: il "Quizzone" era un "Truffone"

Leonardo Ricci

Una bella truffa ordita tramite prefisso telefonico a pagamento, il tutto condito da concorsi e premi televisivi grazie ai quali, nel volgere di appena tre anni, gli artefici del raggiro avevano messo in tasca qualcosa come 9 milioni di euro.

E’ stato questo il teatrino messo in piedi da sei soggetti che i finanzieri torinesi hanno arrestato stamani al termine di lunghe indagini coordinate dai magistrati del capoluogo piemontese.

Il principale “dominus” della truffa, nel dettaglio, aveva ideato in concorso a premi televisivo – denominato “Quizzone” – che veniva trasmesso tramite emittenti televisive private. Per poter partecipare al concorso i telespettatori venivano invitati a chiamare un numero telefonico con prefisso “899” ma che, a loro perfetta insaputa, prevedeva una tariffazione spropositata di ben 15 euro al minuto.

Per incamerare il più possibile da queste telefonate i truffatori tenevano in attesa i malcapitati tele-concorrenti per lunghi minuti, salvo poi far cadere la linea senza fornire loro alcuna risposta.

Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza torinese, nello stesso business truffaldino fondamentale è stato il ruolo assunto da due commercialisti (rispettivamente padre e figlio), che costituendo false società polacche e svizzere avevano avviato un ampio giro di false fatturazioni con lo scopo di giustificare il trasferimento dei loro guadagni illeciti da dirottare poi in Svizzera o nella Repubblica di San Marino.

Per ricostruire questi ingenti flussi intersocietari utilizzati per trasferire il denaro all’estero, i finanzieri sono dovuti ricorrere a rogatorie internazionali, grazie alle quali hanno però potuto dimostrare che le false società, meglio conosciute come “cartiere” (vale a dire costituite solo sulla carta ma di fatto prive di qualsiasi struttura), erano utilizzate per fatturare cessioni di beni o prestazioni di servizi che però, nella realtà, non erano mai avvenuti.

Da notare come gli indagati, per investire al meglio i loro “guadagni”, avevano persino acquisito società del campo della ristorazione e dello stampaggio di lamiere, che venivano poi “pilotate” verso il fallimento con l’obbiettivo di determinarne lo stato d’insolvenza verso i creditori.

Per i responsabili si profila ora un lungo processo penale nel quale saranno chiamati a rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta, nonché all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.