Verona, selfie in cella per il compleanno del boss

redazione

Dura presa di posizione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri del Corpo, dopo l’incredibile vicenda accaduta nel carcere di Verona, con una foto scattata da un telefono cellulare in una cella e poi pubblicata su Facebook.

Capece punta il dito contro il sistema della “vigilanza dinamica” che è in atto nel carcere di Verona: “Questi sono i frutti di una sorveglianza ridotta in conseguenza della cervellotica vigilanza dinamica, dell’autogestione delle carceri o della sottoscrizione di ridicoli ‘patti di responsabilità’ da parte dei detenuti che sembrano essere l’unica risposta sterile dei vertici del DAP all’emergenza penitenziaria e che rispondono alla solita logica “discendente” che “scarica”sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. Non a caso il SAPPE da subito propose che i vari progetti sui circuiti penitenziari venissero ratificati dai vertici del Dap, dal direttore del carcere e dalla competente magistratura di sorveglianza mediante l’’apposizione in calce delle rispettive firme, che diano vita, questo sì, a un “patto di responsabilità”, o meglio di corresponsabilità davanti a ogni autorità giudiziaria, tra il livello di amministrazione centrale, regionale e periferico”.

Aggiunge: Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti, come avviene a Verona, deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa – adeguata però allo spessore criminale di ogni singolo soggetto, che nel caso specifico era rilevante – e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza e della sorveglianza interna”. 

Per questo il SAPPE sollecita “una ispezione ministeriale per accertare quanto avvenuto nel penitenziario scaligero”.

Capece sottolinea che “da anni sollecitiamo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ad adottare interventi concreti per impedire l’uso di cellulari indebitamente introdotti in carcere come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani".

Il SAPPE ricorda infatti che "sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo".

"A nostro avviso – conclude il leader dei Baschi Azzurri – appaiono pertanto indispensabili, nei penitenziari per adulti e per minori, interventi immediati compresa la possibilità di "schermare" gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e quella di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati ed urgenti stanziamenti finanziari. Mi auguro che l’incredibile vicenda della foto in cella a Verona serva ora a qualcosa".