Protagonista sui social l’allerta lanciata dall’Enel, ignara mittente di una mail-malware

Samanta Sarti

“A volte ritornano” e turbano la vita del contribuente: come non bastassero le “normali” scadenze di dazi e gabelle, dietro le bollette si celano spesso subdoli tentativi di truffa, e le segnalazioni alle autorità competenti aumentano ogni mese. Dal 17 Maggio, ad esempio, tra le notizie con maggior numero di azioni di engagement, oltre 3.500, effettuate dagli internauti italiani (fonte dati: Data Web, Gruppo Data Stampa), spicca l’allerta lanciato dall’Enel, ignara mittente di una mail-malware. A parte l’importo choc richiesto, quasi 900 euro, la mail incriminata reca l’invito a cliccare su un link contenente un virus informatico che blocca il pc. Enel ha già inoltrato la richiesta per la chiusura dei siti malevoli. E’ bene sapere, comunque, che le procedure aziendali non prevedono in alcun caso la richiesta di dati bancari e/o codici personali attraverso link esterni. L’azienda invita chiunque riceva una e-mail sospetta a non cliccare i link presenti all’interno dei testi e a verificare l’autenticità della richiesta attraverso i consueti canali di contatto: Punti Enel presenti sul territorio o i numeri verdi 800 900 800 per Enel Servizio Elettrico e 800 900 860 per Enel Energia”.

Dispositivi Android sotto attacco per l’ennesima volta: questa volta il pericolo arriva da App e siti “hot”. La notizia ha raggiunto in pochi giorni oltre 2.500 azioni di engagement. Alex Dubrovksy, esperto di sicurezza della Dell, afferma di aver rilevato un centinaio di porno-App capaci di trasmettere pericolosi malware. Le strategie per tutelarsi sono sempre le solite: munirsi di un buon antivirus ed evitare di scaricare materiale da store non ufficiali. Al momento i danni del malware, ancora in fase di test secondo Dubrovksy, pare si limitino al blocco dello schermo.

Meno engagement, circa 1.000 azioni, per una tematica ripresa da numerose testate online “di settore” a partire dal 13 Maggio: il sistema di servizi e messaggistica interbancaria Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), società il cui software interbancario è presente in circa 11 mila istituti di credito in 212 Paesi diversi, è stato hackerato e i pirati informatici sono riusciti a mettere a segno il colpo inviando ben 35 richieste di trasferimento alla Fed. Il “caso”, dai retroscena misteriosi che risalgono al 2015, affonda le radici nei Paesi asiatici, vede coinvolti i principali istituti bancari internazionali ed è destinato ad espandersi ulteriormente. L’allarme scattato pochi giorni fa è solo la punta dell’iceberg ed è conseguenza di un comunicato diffuso dalla stessa Swift in cui si invitano  le Banche a revisionare i sistemi di sicurezza. “Swift non è e non può essere ritenuta responsabile per la vostra scelta di implementare e mantenere firewall”, ha scritto la società. E’ il primo alert dal 1973 ad oggi. Alcune fonti riportano che  la frode sia passata attraverso Pdf reader infettati, utilizzabili anche per altre transazioni.