Come si porta l’Intelligenza Artificiale dentro un panificio tradizionale? Come si misura la sicurezza informatica di un’impresa prima che sia troppo tardi? E come si trasforma il know-how di un imprenditore in uno strumento condiviso da tutta l’azienda?
Sono alcune delle domande a cui hanno risposto, nella pratica, 86 imprese italiane accompagnate da InnovAction, lo European Digital Innovation Hub coordinato dal centro di innovazione digitale Cefriel e finanziato con fondi erogati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Il risultato dell’esperienza, durata due anni e sviluppata in 15 regioni italiane, è ora raccolto nell’ebook “Crescere sostenibili, crescere digitali”, pubblicato da Cefriel e presentato in anteprima lo scorso 1° ottobre, nell’ambito della Milano Digital Week.
Il dato forse più significativo riguarda la dimensione delle imprese coinvolte: più di otto su dieci sono micro o piccole imprese. Il 52,3% sono microimprese e il 29,1% piccole imprese. L’innovazione raccontata dalle imprese intervistate parla di un digitale che ha un impatto positivo misurato e misurabile, con 32 casi in cui tecnologie e competenze sono state messe alla prova su problemi concreti di business.
Quando l’AI aiuta a non disperdere la conoscenza
A Molveno, in Trentino, il panificio artigianale Doper, con circa 30 dipendenti e un significativo ricorso a lavoratori stagionali, aveva un problema molto concreto: una parte importante del sapere necessario per svolgere il lavoro era concentrata nelle persone più esperte. Il progetto sviluppato con InnovAction ha trasformato documenti ed esperienze in una base di conoscenza accessibile anche ai nuovi arrivati, utilizzando l’Intelligenza Artificiale per rendere più facilmente fruibile il patrimonio di informazioni dell’azienda.
È uno dei temi ricorrenti nei 32 casi raccolti nell’ebook: l’AI produce valore quando risolve un problema reale dell’impresa, non quando viene adottata semplicemente perché è una tecnologia emergente.
Dalla simulazione di phishing al Digital Twin: innovare partendo dal problema
È successo anche a OMME Gears, PMI che produce riduttori e ingranaggi di medie e grandi dimensioni. L’azienda ha affrontato una valutazione strutturata di Cybersecurity, con analisi della postura di sicurezza, test di penetrazione sul perimetro esterno e simulazione di phishing.
E ancora, Modellando, azienda che progetta arredi per centri ottici, ha sviluppato un tavolo digitale, utile a migliorare l’esperienza di acquisto dei clienti.
Tra le altre belle storie di innovazione raccontate nel volume ci sono il materasso con sensori di Rinaldi Group per il settore alberghiero, la piattaforma QuoVendo per portare la business intelligence nelle microimprese agroalimentari e il sistema di controllo qualità con computer vision sviluppato da SECAD per il settore medicale.
I numeri di InnovAction
In due anni InnovAction ha accompagnato 86 imprese in 15 regioni italiane, con 157 servizi tra consulenza, formazione, accesso a finanziamenti e soluzioni tecnologiche avanzate per oltre 4 milioni di euro di valore complessivo dei servizi erogati. Quasi il 70% delle imprese attive in settori ad alta intensità tecnologica: ICT, software e servizi digitali (36%) e manifattura avanzata, elettronica, R&S e deep tech (32,5%).
I servizi finanziati o a costo agevolato permettono alle imprese di ridurre la barriera economica iniziale che spesso separa una PMI dall’adozione di una nuova tecnologia.
“Le esperienze raccolte in questo volume testimoniano come il sostegno pubblico possa generare valore quando è in grado di attivare relazioni, competenze e percorsi di accompagnamento oltre il semplice finanziamento degli investimenti”, scrive nella prefazione Raffaele Spallone, dirigente della divisione digitalizzazione delle imprese del MIMIT.
La lezione appresa: prima dei tool vengono dati, processi e persone
Dai 32 casi emerge una conclusione trasversale: l’Intelligenza Artificiale raramente è il punto di partenza dell’innovazione. Prima vengono la qualità dei dati, la conoscenza dei processi, la definizione degli obiettivi e la capacità delle persone di utilizzare le tecnologie. L’AI diventa uno strumento efficace quando queste fondamenta sono già presenti.
Il rischio più comune per una PMI – suggerisce il libro – non è quindi soltanto quello di rimanere indietro sull’AI, ma di adottarla senza aver costruito le condizioni organizzative e informative per ricavarne valore.
Tra le lezioni apprese grazie a Innovaction e riportate nell’ebook, c’è il fatto che la dimensione non determina la capacità di innovare, il know-how è un patrimonio aziendale e la cybersecurity non riguarda più soltanto l’IT.
Da InnovAction a MIA 2: la prossima fase
L’esperienza di InnovAction prosegue in MIA 2 (Manufacturing Innovation Alliance 2), il polo guidato da MADE Competence Center e dedicato alle imprese manifatturiere del Nord Italia, con particolare attenzione all’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Al progetto partecipano anche alcuni partner di InnovAction, tra cui Cefriel.
“L’avvio di MIA 2 rappresenta non una semplice sostituzione di InnovAction, ma una naturale evoluzione verso una maggiore integrazione delle competenze territoriali e settoriali, con un focus specifico sulla manifattura e sull’Intelligenza Artificiale”, dichiara Alessandro De Biasio, CEO di Cefriel.
L’ebook “Crescere sostenibili, crescere digitali insieme a Cefriel. InnovAction: come il sostegno pubblico sta rafforzando le piccole e medie imprese italiane” può essere richiesto a questo indirizzo: Dall’AI che trasmette il mestiere, alla Cybersecurity: 86 PMI raccontano come si innova davvero – Cefriel.










