In occasione di Cybertech Europe 2026, il confronto sulla sicurezza informatica si concentra anche sulle sfide che le imprese devono affrontare per rafforzare la propria capacità di reagire alle minacce, tra evoluzione normativa e nuove tecnologie.
La recente ricerca europea di ManageEngine evidenzia un divario tra la preparazione percepita dalle organizzazioni italiane e la loro effettiva capacità di risposta. Un tema che richiama l’attenzione sull’importanza del coordinamento tra i team e sulle opportunità offerte dall’automazione, anche alla luce dei requisiti introdotti dalla NIS2.
Ne abbiamo parlato con Andrés Mendoza, Technical Director for Southern Europe and Latam di ManageEngine, approfondendo le criticità operative e il contributo dell’intelligenza artificiale all’evoluzione dei processi di sicurezza.
La vostra ricerca evidenzia che il 58% delle organizzazioni italiane si sente preparato a gestire un incidente informatico grave, ma solo l’8% riesce a rispondere entro un’ora. Da cosa nasce questo divario tra percezione e capacità operativa reale? Quali sono oggi i principali colli di bottiglia nei processi di incident response?
Il divario tra percezione e realtà nasce da una sovrastima della preparazione teorica rispetto alla capacità di gestire flussi di lavoro complessi durante una crisi o un attacco reale. Tra i principali ostacoli figurano carichi di lavoro eccessivi, alert fatigue, cioè l’affaticamento che l’operatore prova quando riceve troppi avvisi, l’utilizzo di molteplici strumenti isolati tra loro e cicli di risoluzione prolungati, che possono richiedere anche dieci giorni per giungere a una soluzione definitiva, con un impatto significativo sull’attività aziendale.
Con l’entrata in vigore della NIS2, la resilienza operativa è diventata una priorità per molte organizzazioni. Quali cambiamenti stanno adottando le aziende italiane per accelerare il coordinamento tra team IT, cybersecurity e business durante una crisi cyber?
Le aziende italiane stanno utilizzando quadri normativi come la direttiva NIS2 per formalizzare metodologie di resilienza, condurre frequenti valutazioni della sicurezza e adottare e implementare gli strumenti necessari a tal fine. Stanno definendo attivamente responsabilità interfunzionali, favorendo il coordinamento tra i dipartimenti IT, la sicurezza informatica e il management aziendale, al fine di accelerare il ripristino delle attività in caso di crisi.
L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente nelle attività di sicurezza. Quali processi legati alla gestione degli incidenti possono essere automatizzati in modo sicuro oggi e dove, invece, ritenete indispensabile mantenere il controllo e la supervisione umana?
Il rilevamento sistematico delle minacce, la gestione degli avvisi e l’analisi dei log possono essere automatizzati in modo sicuro per gestire in maniera efficiente grandi volumi di dati di sicurezza. Questo è parte di ciò che stiamo facendo con la nostra soluzione SIEM (Security Information and Event Management) e SOAR (Security Orchestration, Automation and Response) all’interno di ManageEngine, che automatizza le attività ad alto volume attraverso l’analisi del comportamento di utenti ed entità (UEBA) basata su AI per definire le azioni di base degli utenti, segnalare anomalie ed eseguire playbook quali il blocco di IP dannosi o il blocco di account sottoposti ad attacchi “brute-force”. Il controllo umano rimane indispensabile per i processi decisionali complessi, per la valutazione contestuale durante gli incidenti informatici in corso e per l’esecuzione delle strategie di ripristino finali.
Avete recentemente annunciato funzionalità native di SOAR e gli agenti AI Zia. In che modo queste tecnologie stanno cambiando la gestione degli incidenti di sicurezza e quali vantaggi possono portare alle organizzazioni italiane in termini di rapidità di risposta, coordinamento tra team e tracciabilità delle decisioni?
Le funzionalità SOAR native, presenti in piattaforme come ManageEngine Log360, trasformano la gestione degli incidenti orchestrando SIEM, EDR e playbook automatizzati all’interno di un’unica console, consentendo di neutralizzare le minacce in pochi secondi anziché in ore. Per le aziende italiane, questo si traduce in una drastica riduzione dei tempi di risposta — grazie all’isolamento automatico degli host e al blocco degli account — nel superamento dei silos tra IT e sicurezza informatica mediante una gestione unificata dei casi, e nella garanzia di una completa tracciabilità decisionale attraverso timeline forensi visive e pronte per l’audit, come richiesto dalle normative NIS2 e DORA.








