Barracuda analizza le nuove frontiere del phishing: i cyber criminali colpiscono l’AI con e-mail “dual-target” e trasformano i CAPTCHA in armi attive

redazione

I ricercatori di Barracuda Networks, azienda specializzata nella cyber resilience che offre una piattaforma progettata per semplificare la sicurezza delle organizzazioni di ogni dimensione, hanno portato alla luce un’evoluzione significativa nelle tattiche dei criminali informatici. Oggi gli aggressori tendono a combinare metodologie complesse per aggirare le difese aziendali: da un lato, emergono le cosiddette e-mail “dual-target” (a doppio bersaglio) che colpiscono sia i destinatari umani sia gli strumenti di intelligenza artificiale; dall’altro, i tradizionali controlli di sicurezza, come i CAPTCHA, vengono trasformati in sofisticati strumenti per la diffusione di malware.

L’ascesa degli attacchi “dual-target”

Le recenti indagini di Barracuda hanno rivelato che i cyber aggressori stanno combinando due serie di tattiche in una singola e-mail: l’ingegneria sociale mirata al destinatario umano e attacchi di prompt injection progettati per manipolare gli assistenti e-mail basati sull’AI (utilizzati per leggere, riassumere e gestire la posta). I risultati, dettagliati in un nuovo report firmato Barracuda Research, evidenziano come queste e-mail “dual-target” siano strutturate con più livelli di contenuto: un livello contiene il testo e le immagini visibili al destinatario, mentre un altro livello cela istruzioni nascoste destinate ai sistemi AI. Tali istruzioni possono essere occultate all’interno di commenti HTML, elementi di testo invisibili (come font di dimensione zero o testo bianco) o contenuti codificati. Tra gli esempi di manipolazione dell’AI osservati dai ricercatori figurano:

  • l’aggiunta di una falsa azione ad “alta priorità” che spinge il dipendente ad aggiornare i dettagli di pagamento di un fornitore, aumentando il rischio di frode;
  • la manipolazione dei sistemi di screening automatico dei CV, incorporando istruzioni nascoste che dicono all’IA di assegnare il massimo dei voti a un candidato e consigliare un colloquio, indipendentemente dalle reali qualifiche;
  • l’istruzione diretta a un assistente di programmazione affinché inserisca un codice finalizzato al furto di credenziali ogni volta che genera funzioni di autenticazione.

“Una singola e-mail può ora veicolare due attacchi separati: un tradizionale messaggio di phishing per catturare credenziali, ad esempio attraverso un allegato dannoso, e una prompt injection per manipolare i sistemi AI e influenzarne il comportamento”, afferma Guruprasad Kenja, Threat Analyst di Barracuda Networks. “Mentre gli assistenti AI diventano parte integrante dei flussi di lavoro aziendali, le organizzazioni devono proteggere non solo gli utenti e le caselle di posta, ma anche i sistemi AI che consumano ed elaborano i dati delle e-mail”.

Oltre l’inganno visivo: l’evoluzione della trappola CAPTCHA

Oltre a prendere di mira le nuove tecnologie, i cyber criminali stanno perfezionando i metodi di inganno tradizionali. Barracuda, infatti, riporta un abuso dei sistemi CAPTCHA nel 43% degli attacchi basati su kit di phishing esaminati nel corso del 2025.

L’uso dei CAPTCHA si sta dunque evolvendo: da semplice fase per il furto di credenziali a vero e proprio strumento per abilitare infezioni da malware o spingere gli utenti a eseguire comandi dannosi in autonomia (tecnica nota come ClickFix). I falsi CAPTCHA vengono sempre più spesso posizionati tra il link iniziale e la destinazione dannosa finale. Questo stratagemma blocca gli scanner di sicurezza e gli ambienti sandbox automatizzati (che non sono in grado di risolvere la sfida visiva), permettendo invece a un utente reale di procedere verso la trappola.

Uno degli sviluppi più pericolosi è proprio la combinazione di falsi CAPTCHA con le tecniche ClickFix. A un utente può essere richiesto di cliccare su una casella o su un pulsante di verifica che, in modo occulto, copia un comando dannoso negli appunti. La pagina indica poi alla vittima di aprire uno strumento di sistema (come la finestra di dialogo “Esegui” di Windows), incollare il contenuto e premere il tasto “Invio”: è così che, invece di completare un processo di verifica, l’utente avvia inconsapevolmente l’infezione da malware. Le varianti più aggressive possono addirittura  copiare un comando a seguito di una semplice interazione con una pagina web, o persino del movimento del mouse, mantenendo il codice dannoso nascosto.

Le pagine possono simulare errori del browser, anteprime di documenti non riuscite, problemi con le riunioni o avvisi di aggiornamento del software, prima di presentare istruzioni di ripristino apparentemente utili. Creando un problema e fornendo poi la presunta soluzione, gli aggressori spingono gli utenti a compiere essi stessi l’azione dannosa.

Nonostante l’aspetto sempre più curato di queste pagine, spesso personalizzate tramite strumenti di sviluppo no-code, i segnali di allarme restano evidenti: infatti, un CAPTCHA legittimo non chiede mai agli utenti di eseguire comandi, installare software, abilitare le notifiche del browser o fornire password.

Come difendersi

Per far fronte a questo panorama in evoluzione, un approccio di sicurezza a più livelli rimane la difesa più forte. Gli utenti dovrebbero valutare l’interazione nella sua interezza, prestando attenzione alle richieste impreviste. Le organizzazioni devono formare i dipendenti per riconoscere quando i processi di verifica superano i limiti della normalità, implementando l’autenticazione a più fattori (MFA) e adottando soluzioni di protezione e-mail avanzate, analisi degli URL e threat intelligence per rilevare le infrastrutture di attacco nascoste.