Era il 1954 quando Carlo Mollino, uno dei più prolifici architetti italiani della seconda metà del ‘900, grande amante della montagna, propose il proprio progetto di “Casa Capriata”. Un rifugio, presentato in occasione della X Triennale di Milano, pensato come “La casa per gli sciatori ‘estremisti’ ”. Un edificio nel quale i pionieri dello sci avrebbero trovato un confortevole ristoro nel corso delle giornate trascorse in alta quota.
Lo stesso Mollino si impegnò a identificare una serie di sponsor, ma alcune problematiche tecniche relative al coordinamento dei diversi soggetti coinvolti, impedirono la realizzazione del progetto stesso.
Aprire ad un pubblico numeroso una struttura pensata inizialmente per una frequentazione d’élite, come erano gli sciatori di metà ‘900, ha comportato un ripensamento delle caratteristiche di sicurezza degli impianti elettrici.
Per quanto riguarda l’isolamento elettrico, tutte le parti accessibili dell’impianto, anche se normalmente isolate ma che potrebbero trovarsi sotto tensione, sono state protette contro le tensioni da contatto. Da qui la necessità di collegare a terra tutte le prese, così come le parti metalliche dei corpi illuminanti, la carpenteria contenente le apparecchiature elettriche stesse e le masse metalliche.
All’interno del rifugio, del resto, sono presenti sia il personale, che si occupa della ristorazione, sia gli sciatori, che scelgono di fare una pausa nel corso della giornata. Si tratta quindi di pubblico generico, utenti non addestrati, la cui incolumità deve essere sempre preservata.
Proprio la presenza degli avventori, il cui numero registra picchi incostanti nel corso di una stessa giornata e della settimana, rappresenta una delle principali sfide in ambito energetico. Quando più persone affollano i locali, infatti, quanto più la temperatura interna tende ad aumentare, così come cresce il tasso di umidità. Condizioni sgradevoli che, comunemente, inducono a spalancare le finestre, con un conseguente enorme spreco di energia. Al contrario, in questo rifugio, sono stati predisposti una serie di sensori di temperatura e di umidità che, dialogando tra loro, regolano il funzionamento dell’impianto di riscaldamento a pavimento e, contemporaneamente, l’attivazione di un sistema di ventilazione meccanica controllata. In tal modo, attraverso l’intuitiva interfaccia operatore fornita da uno schermo di controllo touch screen della linea Livinglight, il gestore del rifugio può impostare le condizioni di comfort ideali. Valori che gli impianti raggiungono coordinarsi tra loro per garantire sempre le condizioni migliori, ma prevenendo qualunque spreco.
Questo comporta, come spiega lo stesso Callegari, che il sistema di riscaldamento abbassi la temperatura delle aree comuni nelle ore notturne. Garantendo poi la riattivazione progressiva per raggiungere le condizioni di piena operatività al momento della riapertura mattutina.
Una modalità operativa, che oltre a prevenire gli sprechi e limitare i picchi di consumo, permette di sfruttare al meglio l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici che ricoprono un’intera falda del tetto. Come comprensibile, infatti, l’energia autoprodotta non può essere accumulata e l’inserimento dei carichi può essere posticipato solo parzialmente. L’elettricità in eccesso viene così utilizzata per aumentare la temperatura dell’acqua nella caldaia che alimenta il sistema di riscaldamento, fungendo quindi da vero e proprio sistema di accumulo.
Sempre attraverso i touch del sistema domotico MyHome, installati nei locali accessibili al solo gestore, è possibile monitorare e memorizzare tutti i consumi, fornendo un efficace supporto anche nelle singole impostazioni. Così, nel tempo, sarà possibile compiere scelte improntate a una migliore efficienza energetica e all’ottimizzazione delle risorse. Il tutto con l’obiettivo, oltre che di contenere i costi di gestione, di avere un impatto zero sul territorio naturale che circonda Gressoney.
Simili funzionalità sono rese possibili dal sistema domotico MyHome di BTicino, in grado di integrare sistema audio, video, comandi luci, riscaldamento e gestione energia. La tecnologia SCS, basata su un doppino conforme alle norme CEI 46-5, permette di realizzare impianti con topologia libera o a stella. La possibilità di trasmettere quattro diversi tipi di segnale in modulazione di frequenza (alimentazione, dati, video e audio) ha inoltre garantito la massima libertà di comunicazione con i produttori di soluzioni complementari all’offerta BTicino. Ad ogni dispositivo connesso, infatti, viene assegnato un indirizzo univoco, con la possibilità di configurarlo sia attraverso ponticelli numerati che mediante il software Virtual Configurator, interfacciato al bus mediante gateway Ethernet.
Il sistema MyHome permette infatti una molteplicità di funzioni, che vanno dall’attivazione del sistema di ventilazione meccanica controllata alla regolazione delle luci, creando le migliori condizioni, dal punto di vista energetico e ambientale, all’interno dei locali del rifugio. Il tutto attraverso un sistema integrato, che può essere comandato e monitorato anche da remoto.
La flessibilità e la capacità di dialogare con i prodotti complementari di altre aziende è stata particolarmente apprezzata in fase di realizzazione.
Le attività di posa dell’impianto, così come quelle costruttive, sono state necessariamente concentrate nelle poche settimane concesse dalle condizioni climatiche di alta quota. Infatti, a fronte di temperature particolarmente basse, anche la semplice posa dei cavi può diventare problematica.
L’originale struttura portante a telaio in legno dell’edificio, che prevede uno strato di isolante in lana di roccia tra le pareti esterne e quelle interne, ha invece velocizzato notevolmente l’attività, consentendo di sfruttare l’intercapedine per far transitare tutti i cavi necessari a connettere i singoli apparecchi senza i problemi tipici degli edifici in muratura e, soprattutto, senza praticare nessun foro nella struttura. Ogni apertura, infatti, implicherebbe una riduzione delle prestazioni energetiche.
Proprio in un’ottica di ottimizzazione, per rispondere alle esigenze dei diversi sistemi tecnologici l’attività di sviluppo del progetto architettonico e impiantistico è stata condivisa con i partner del progetto nell’ambito di un expertise group nell’ambito del quale sono confluite le competenze dei tecnici BTicino, che hanno individuato da subito ogni eventuale criticità. Un approccio che ha anticipato l’insorgenza dei problemi sin dalle prime fasi, prevenendo interventi in cantiere che avrebbero limitato l’efficienza dei sistemi in un edificio caratterizzato proprio dall’assenza di emissioni dannose. L’attenta progettazione, inoltre, ha evitato di ricorrere alle comunicazioni radio, non consigliabili in locali spesso non presidiati.
Quando si parla di telecontrollo, applicato alla domotica, si pensa quasi sempre ad ambienti domestici, mentre si immaginano le strutture di accoglienza sempre presidiate. Un presupposto non applicabile a una realtà come quella di un rifugio alpino, che può essere aperto solo per particolari esigenze e che, per lunghi periodi, si trova “abbandonato a sé stesso”, in un ambiente spesso ostile dal punto di vista climatico.
Il collegamento attraverso il Web server permetterà al gestore il completo controllo in ogni istante. Una possibilità che consente, ad esempio, di monitorare da remoto i singoli consumi, così da ottimizzare l’impiego dell’energia, ma, soprattutto, di aumentare il livello di sicurezza. Infatti, quando il rifugio non è presidiato, è possibile attivare specifiche accensioni in funzione delle condizioni meteo o in previsione di una riapertura. Ma, soprattutto, il gestore e la società incaricata di gestire la sicurezza sono immediatamente avvertiti a fronte di specifici eventi. L’esempio più classico, in questo ambito, è rappresentato da un malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento. Una condizione che, nel periodo invernale, porta inevitabilmente ad un sensibile calo della temperatura interna, con il rischio di ulteriori e costosi danni connessi al congelamento dei liquidi nelle tubature. Ma, in una struttura isolata e non presidiata, il timore è legato soprattutto al rischio di furti. Ovviamente, considerando la difficile raggiungibilità, non è ipotizzabile un tempestivo intervento sul posto. Ma, a fronte di intromissioni segnalate dai sensori volumetrici con rilevatori di presenza a doppia tecnologia BTicino, vengono attivate le telecamere interne che, trasmettendo in remoto l’immagine dei ladri in azione, permette alle forze dell’ordine di intercettare i malviventi al momento della loro discesa a valle.









