Fra ottobre 2025 e marzo 2026, nei Paesi G7, gli annunci di lavoro nel settore cybersecurity sono aumentati del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel medesimo arco temporale la quota degli annunci che richiedono competenze di AI è addirittura raddoppiata, passando dal 14,2% al 28,5%.
Ma c’è di più: secondo idati che emergono dal “AI Agents and the Impact on Cybersecurity”, il nuovo Spotlight Report prodotto dall’AI Workforce Consortium, il Consorzio nato nel 2024 su iniziativa di Cisco (cui aderiscono Accenture, Cornerstone, Eightfold AI, Google, IBM, Indeed, Intel, Microsoft, Pearson e SAP), è in atto una crescita significativa della domanda di competenze di ragionamento etico (+533% anno su anno) e di capacità di coinvolgere gli stakeholder dei progetti (+125%).
Questa evoluzione acuisce la carenza già esistente di professionisti ICT specializzati in cybersecurity dotati delle competenze richieste dal mercato, rendendo sempre più urgente aggiornare la formazione delle nuove leve e del personale già operativo.
Parlando di Intelligenza Artificiale agentica, Cisco evidenzia che i professionisti ICT sono l’elemento chiave di una catena in cui l’uomo continua ad assumere un ruolo fondamentale, quello cioèdi definire a ogni stadio obiettivi e limiti, di supervisionare l’azione degli agenti, di verificare i risultati, assumere la responsabilità delle decisioni. Rivestono, quindi, sempre più importanza capacità che nei curricula formativi tradizionali della cybersecurity non sono prese esplicitamente in considerazione: pensiero critico e sistemico, giudizio, adattabilità, precisione del linguaggio, ragionamento etico.
“I dati ci portano a dover considerare principalmente due elementi”, dichiara Renzo Ghizzoni, Country Leader Cybersecurity Sales di Cisco Italia. “Il primo è che da quando l’Intelligenza Artificiale, e ancora di più quella agentica, è diventata una protagonista nella vita digitale, la sicurezza informatica ha dovuto cambiare pelle e dovrà farlo sempre più spesso, in linea con il rapidissimo evolversi delle minacce e degli attacchi. Il secondo elemento riguarda l’aspetto umano, nel senso più profondo del termine. Le competenze tecnologiche saranno, come è ovvio, sempre più necessarie, ma accanto ad esse serviranno quelle caratteristiche che probabilmente, almeno allo stato attuale, nessuna tecnologia è in grado di offrire, ovvero etica, giudizio e pensiero critico”..
Più investimenti nell’AI, ma le persone rischiano di restare indietro
La crescente capacità degli attaccanti di utilizzare l’intelligenza artificiale sta spingendo le aziende ad accelerare gli investimenti tecnologici. Una ricerca Cisco condotta su 8.000 responsabili della sicurezza in 30 mercati e 14 settori mostra, però. che le persone non sono ancora al centro delle priorità economiche per i prossimi due anni. Infatti, il 36% degli intervistati ha indicato al primo posto sviluppare le capacità di difesa basate sull’AI, seguita dal miglioramento della capacità di rilevamento e dei tempi di risposta (32%) e dalla sicurezza delle applicazioni (27%). Solo il 25% indica tra le principali priorità l’investimento nelle persone.
Le figure più richieste nella cybersecurity
Con l’AI agentica una parte crescente delle attività operative può essere affidata agli agenti, mentre alle persone spettano sempre più la definizione degli obiettivi, dei limiti e dei punti di controllo entro cui questi possono agire, oltre alla supervisione e alla responsabilità sui risultati.
Secondo il report, le figure più richieste sul mercato sono Security Engineer, Cybersecurity Engineer/Analyst e SOC (Security Operation Center) Analyst; seguono i professionisti specializzati in sicurezza cloud e applicativa, nel controllo di identità e accessi, nella gestione dei rischi e della compliance e gli analisti specializzati in threat intelligence (individuazione delle minacce).
Parallelamente stanno emergendo nuove professionalità, tra cui AI Forensics Expert e Agent Security Expert, chiamate ad affrontare minacce e incidenti legati ai sistemi di intelligenza artificiale.
Fare squadra per una trasformazione urgente e su larga scala.
Nello studio, l’AI Workforce Consortium sottolinea la necessità di un impegno congiunto di imprese, settore tecnologico, mondo della formazione e istituzioni. Attraverso l’impegno collettivo dei suoi componenti il consorzio punta a contribuire, nell’arco di un decennio, a sviluppare le competenze di 130 milioni di persone nel mondo – obiettivo recentemente reso più ambizioso rispetto a quello inizialmente previsto (95 milioni). Le risorse disponibili forniscono strumenti per analizzare la richiesta di competenze e indirizzarla attraverso l’accesso a un vasto catalogo di percorsi e contenuti formativi.






