L’IA alimenta le truffe: i criminali imitano i brand e fanno crollare la fiducia dei consumatori

redazione

Un nuovo studio di Kaspersky[1] rivela per la prima volta quanto siano realmente diffuse le truffe basate sui servizi di messaggistica. I dati mostrano che i criminali informatici sono diventati così abili nel replicare l’identità dei brand e nel moltiplicare le truffe utilizzando l’intelligenza artificiale che i clienti non riescono più a distinguere tra comunicazioni legittime e fraudolente da parte dei brand. Molti cadono vittime di queste truffe più di una volta e alcuni sono stati ingannati fino a cinque volte.

L’usurpazione dell’identità dei brand è oggi una delle tre tipologie più diffuse di truffe tramite messaggi a livello mondiale (31%). In Italia, il dato si attesta al 28%. Oltre alle ripercussioni finanziarie ed emotive sui singoli individui, queste truffe stanno causando danni a lungo termine alle relazioni con i clienti e al loro coinvolgimento


Un crollo della fiducia: la comunicazione autentica dei brand è sotto accusa

Questi dati rappresentano un duro campanello d’allarme per i brand attivi oggi. Una maggioranza sbalorditiva (99%) dei consumatori dichiara di non fidarsi più di nessuna notifica ricevuta sui canali di messaggistica dopo essere stata vittima di una truffa, il che indica un crollo quasi totale della fiducia nei canali di messaggistica digitale che i brand utilizzano quotidianamente per raggiungere legittimamente i propri clienti

Questo livello di scetticismo non è infondato. I consumatori sono quotidianamente sommersi da messaggi, molti dei quali sono concepiti per apparire credibili e urgenti. Anche i consumatori più cauti, di ogni generazione, finiscono per cadere nella trappola. L’enorme volume di messaggi crea inevitabili lacune, consentendo ai messaggi fraudolenti di passare inosservati e di indurre con successo le persone a fornire i propri dati personali e a consegnare denaro.

Le truffe tramite messaggi non sono più episodi rari o isolati. È allarmante che più di un consumatore su quattro (28%) dichiari di essere stato vittima di una truffa tre o più volte. In Italia, la percentuale scende al 23%, ma conferma comunque la frequenza con cui questi episodi possono ripetersi. Per la vittima media, l’episodio più recente è avvenuto negli ultimi sei mesi. Questa frequenza alimenta un circolo vizioso in cui la sfiducia continua a crescere, mentre l’esposizione al rischio resta elevata.

Le piattaforme di messaggistica affidabili sono diventate focolai di truffe

È fondamentale sottolineare che queste truffe avvengono proprio sui canali a cui brand e consumatori fanno maggiormente affidamento. La ricerca mostra che quasi la metà (43%) delle truffe ha inizio su WhatsApp, seguita da SMS/iMessage (40%) e Facebook (27%). In Italia, WhatsApp assume un peso ancora maggiore, risultando il principale canale di origine delle truffe (53%), seguito da SMS/iMessage (35%) e Instagram (19%).

Inoltre, quasi due truffe su tre (63%) coinvolgono più piattaforme prima che le vittime si rendano conto di quello che sta accadendo. Questo approccio multipiattaforma aumenta la credibilità e rende più difficile individuare le truffe.

Poiché nei medesimi contesti compaiono sia messaggi legittimi sia messaggi malevoli, spesso con formati e tempistiche simili, i consumatori sono costretti a prendere decisioni senza poter contare su segnali di affidabilità chiari o convincenti.

Robert Siciliano, Security Expert e CEO di Protect Now, ha commentato: L’impennata dei casi di usurpazione d’identità dei brand basati sull’intelligenza artificiale rappresenta una forma sofisticata di manipolazione emotiva, in cui i criminali digitali sfruttano la nostra naturale fiducia imitando alla perfezione le aziende con cui interagiamo quotidianamente. Creando falsi allarmi e situazioni di forte pressione sulle app di messaggistica, questi aggressori sfruttano una comune lacuna di fiducia, portando anche le persone più attente a un falso senso di sicurezza. Per ripristinare la fiducia, le aziende devono passare da una difesa di base a una strategia proattiva, colmando le lacune informative in modo che i clienti possano individuare i segni sottili di una truffa prima di essere indotti con l’inganno a rivelare i propri dati sensibili. Se non cambiamo il modo in cui proteggiamo le persone dietro gli schermi, la frustrazione persistente e il danno finanziario causati da questi attacchi basati sull’intelligenza artificiale continueranno a minare la sicurezza dell’intera economia digitale”.

Le ripercussioni emotive per i consumatori

L’impatto di queste truffe va ben oltre la perdita finanziaria o la perdita di dati. Quando i consumatori vengono ingannati credendo di interagire con un brand affidabile, le conseguenze emotive possono essere sia significative sia durature.

Subito dopo l’accaduto, oltre la metà (54%) delle vittime ha riferito di provare rabbia, mentre il 42% ha dichiarato di sentirsi frustrato e il 38% turbato. In Italia, la rabbia è l’emozione più diffusa subito dopo la truffa (56%), seguita dalla frustrazione (43%) e dal turbamento (29%).

Queste emozioni non svaniscono con il passare del tempo. In media, sei mesi dopo, quasi la metà delle vittime (48%) ha affermato di provare ancora rabbia, mentre un terzo continuava a sentirsi frustrato (33%) o turbato (30%). Anche in Italia la rabbia rimane l’emozione prevalente a distanza di circa sei mesi (54%), seguita dalla frustrazione (33%) e dal turbamento (23%).

I truffatori stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per superare i brand su larga scala

I criminali informatici stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per ampliare e perfezionare i propri attacchi con incredibile velocità e precisione. Secondo lo studio, due terzi (66%) ritengono che l’intelligenza artificiale abbia avuto un ruolo nella truffa di cui sono stati vittime, tra cui messaggi scritti dall’intelligenza artificiale (43%), voci sintetiche (31%) o immagini deepfake (25%) progettate per sembrare naturali sia nell’aspetto sia nel suono.

In Italia, il 41% delle vittime ritiene che il messaggio ricevuto sia stato scritto utilizzando l’intelligenza artificiale, mentre il 46% ritiene che nella truffa siano state utilizzate voci sintetiche o immagini deepfake.

Mentre i brand investono miliardi nell’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza dei clienti e la comunicazione, i truffatori utilizzano la stessa tecnologia per vanificare tali sforzi, creando interazioni altrettanto, se non addirittura più, persuasive, tempestive e convincenti. Questo consente alle truffe di adattarsi rapidamente e di operare su una scala che i brand faticano a contrastare.

L’inazione sta danneggiando i brand

Lo studio sottolinea la necessità che i marchi adottino misure decisive nella lotta contro le truffe tramite messaggi. Poiché la natura e la portata di queste truffe sono in continua evoluzione, Kaspersky esorta le aziende a proteggere sia i propri clienti e dipendenti sia l’integrità del marchio, adottando un approccio proattivo:

  • Sensibilizzare consumatori e dipendenti: organizzare campagne di sensibilizzazione continue per informare i clienti sulle truffe in corso e su come riconoscerle. L’attuazione di un programma formativo per i propri dipendenti garantisce che questi ultimi siano in grado di fornire ai clienti informazioni pertinenti, rimanendo al contempo resistenti alle minacce informatiche. La formazione Kaspersky Security Awareness riduce significativamente il rischio informatico legato all’errore umano: il 95% dei dipendenti che hanno seguito il corso è in grado di individuare con successo gli attacchi di phishing.
  • Stabilire chiari limiti di comunicazione: specificare esplicitamente ciò che il marchio non chiederà mai tramite le piattaforme di messaggistica e che indirizzerà sempre i clienti verso canali verificati e affidabili per qualsiasi azione o transazione sensibile.
  • Investire in strumenti di sicurezza affidabili: implementare soluzioni avanzate di monitoraggio e rilevamento, come Kaspersky Brand Monitoring, per individuare i casi di usurpazione del marchio sui social media, sui marketplace e sul dark web, nonché garantire la rapida rimozione dei contenuti dannosi tramite il servizio Kaspersky Takedown.

“L’intelligenza artificiale ha accelerato le truffe basate sull’usurpazione d’identità dei marchi al punto che la fiducia nei messaggi quotidiani si sta lentamente erodendo. La nostra ricerca dimostra che le persone hanno sempre più difficoltà a distinguere i messaggi legittimi da quelli fraudolenti e, di conseguenza, la fiducia nei marchi affidabili sta venendo meno. La stessa intelligenza artificiale che migliora l’esperienza dei consumatori viene ora utilizzata contro di loro. In risposta a ciò, le aziende devono andare oltre la semplice reazione ai singoli incidenti e concentrarsi sulla prevenzione, attraverso capacità di rilevamento più efficaci, pratiche di comunicazione più chiare e una formazione continua dei clienti”, ha dichiarato Maria Isabel Manjarrez, Senior Security Researcher del Kaspersky Global Research & Analysis Team (GReAT).


[1] Il sondaggio è stato condotto da Censuswide per conto di Kaspersky nell’aprile 2026, raccogliendo le testimonianze di 2.806 vittime di truffe via messaggistica di età compresa tra i 16 e i 61 anni in Europa (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Serbia), Nord America (Stati Uniti d’America) e Africa (Marocco, Senegal, Costa d’Avorio).