L’intervista di Zelensky: questa per noi è la Grande Guerra Patriottica

«Il Cremlino non pensava certamente che questa, per noi, sarebbe stata la Grande Guerra Patriottica – proprio come quella che l’Unione sovietica combatté contro Hitler. I collaboratori di Putin non conoscono affatto l’Ucraina. Ma noi siamo così. Con l’Ucraina al tuo fianco ti senti al sicuro.»

Queste parole rilasciate dal presidente Volodymyr Zelensky a Cathrin Gilbert di Die Zeit – intervista pubblicata anche su Il Corriere della Sera -contrappongono al Cremlino una nuova interpretazione storica degli eventi in corso, utilizzando contro Putin l’arma della retorica sovietica.

La Grande Guerra Patriottica, ovvero la resistenza dell’Unione Sovietica all’invasione nazista, costituisce un momento fondamentale nella coscienza russa, un mito legittimante non solo per quel riguardava l’Urss, ma anche per quanto concerne le ambizioni imperiali della Russia odierna.

Tale presupposto è evidente se si prende in considerazione l’insieme degli elementi storico-simbolici che hanno caratterizzato le parate del 9 maggio, ma in particolar modo la parata del 9 maggio 2015, 70º anniversario della vittoria sovietica sul nazifascismo.

In quell’occasione, infatti, Putin volle organizzare la più grande parata militare nella storia della Russia e fece sfilare migliaia di soldati, tra i quali – per la prima volta – alcuni soldati cinesi. Durante la sfilata il leader pietroburghese mostrò al mondo il proprio arsenale militare, tra cui il nuovo T-14 Armata, fiore all’occhiello dell’industria bellica russa, ma non ancora utilizzato nella spedizione in Ucraina.

Paragonando l’invasione in atto all’attacco nazista durante la Seconda guerra mondiale, Zelensky si muove in due direzioni: da un lato è nelle sue intenzioni costruire e rinsaldare un mito nazionale per l’Ucraina che, in tal modo, recide definitivamente il legame di comunione politico e culturale con la Grande Madre Russia; mentre dall’altro la sua volontà è quella di ribaltare le considerazioni del presidente Putin, il quale, nel corso dei suoi interventi, ha descritto il conflitto in atto non come un’invasione contro un popolo ostile, ma il rientro nell’ovile del gregge disperso.

Nel corso dell’intervista, sostenuta via Whatsapp per evitare di essere geolocalizzato, Zelensky proietta la condizione che i propri connazionali stanno vivendo potenzialmente su tutti i popoli del mondo. Infatti, secondo il presidente, se l’Occidente non impedirà a Putin di conquistare l’Ucraina, questa resa potrà essere vista come un segno di debolezza delle forze liberali e un lascia passare per tutti gli autocrati che intendono allargare i propri confini.

«Siccome parlate di paura, ho una cosa da dirvi: non siamo noi a doverci sentire intimoriti, bensì i politici di tutto il mondo. Voglio dire, tutti coloro che oggi guardano all’Ucraina e si chiedono: anche il mio Paese rischia l’invasione?» – e ancora Zelensky – «Quello che la Russia sta facendo all’Ucraina in questo momento, altri altri Paesi potrebbero tentare di farlo nei confronti dei loro vicini. Ed è per questo che la difesa dell’Ucraina e il sostegno dell’Occidente, rappresentano realmente una mobilitazione globale contro la guerra. Tutti i potenziali aggressori in giro per il mondo devono sapere che cosa li aspetta, se osano scatenare una guerra».

Non risultano sufficienti, secondo il presidente Zelensky, la pressione degli alleati occidentali nei confronti della Russia, né tantomeno le sanzioni economiche predisposte. Servono, secondo il leader ucraino, misure più dure: una “no fly zone” o, quantomeno, il supporto necessario per presidiare i cieli ucraini e poter bilanciare la potenza dei mezzi russi.

Infine, sulla minaccia nucleare Zelensky è fiducioso: «Credo sia un bluff. Una cosa è agire da assassino criminale, un’altra scegliere il suicidio. A mio avviso, le minacce di Putin sono un segnale di debolezza. Ricorre alla minaccia delle armi nucleari perché i suoi piani non stanno funzionando. Sono certo che la Russia è ben consapevole delle conseguenze catastrofiche di qualunque tentativo di far uso delle armi nucleari».