Tutto è partito da un normale controllo in mare da parte dei finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Trieste. Ulteriori approfondimenti sulla società di noleggio che gestiva l’elegante cabinato di 12 metri controllato hanno fatto emergere che l’utilizzatore a bordo dell’imbarcazione, di fatto gestiva la società di noleggio, insieme anche a un altro socio triestino, con la compiacenza del socio amministratore che fungeva da prestanome, quello che in gergo si dice “testa di legno”. L’attività di verifica fiscale condotta anche attraverso lo strumento delle indagini finanziarie, alla quale si è subito affiancata un’indagine di natura penale, ha consentito di appurare che l’unica imbarcazione in uso alla società “fantasma” individuata era stata acquistata con fondi statali, ammontanti a euro 175 mila, erogati nell’ambito degli incentivi alla micro impresa di cui al D.Lgs. n. 185/2000. Gli accertamenti penali dei militari della Guardia di Finanza, quindi, hanno permesso di appurare che l’erogazione di tali fondi è avvenuta attraverso la presentazione di fatture di acquisto “gonfiate” e di altra falsa documentazione attestante lavori mai eseguiti sull’imbarcazione. Per tale motivo i soci “occulti” ed il “prestanome” sono stati tutti segnalati all’A.G. del capoluogo giuliano, che ha coordinato le indagini per truffa aggravata ai danni dello Stato. Dall’esame delle movimentazioni bancarie dei conti intestati ai due soci, i finanzieri del Roan di Trieste, hanno individuato anche una seconda società di noleggio, anch’essa di fatto mai operante e facente capo ai medesimi soci di fatto, che, per l’occasione, avevano piazzato a capo dell’impresa un secondo prestanome. Anche in questo caso, come per la prima società, l’unica imbarcazione in uso, un cabinato di 10 metri, era stata acquistata attraverso l’erogazione di un finanziamento agevolato, ammontante a euro 162 mila, ottenuto attraverso fatture relative a lavori di manutenzione di fatto mai eseguiti.
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